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Empoli, i musei fanno il botto. La direttrice: «Ecco come attiriamo i visitatori»

di Martina Trivigno

	Una super estate per i musei empolesi
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Una super estate per i musei empolesi

L’intervista: «Grazie all’amministrazione comunale i musei empolesi sono sempre rimasti aperti quando è stato possibile, nel rispetto delle normative anti-Covid. Già la scorsa estate c’è stato un picco di visitatori con un ulteriore aumento quest’anno, pari al 34%»

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EMPOLI. La cultura passa anche da lì, dai musei empolesi, e assume le forme più disparate. Che attirano sempre più visitatori. Lo dicono i numeri: nel periodo compreso tra giugno e agosto di quest’anno, si è registrato il 34% in più di persone che hanno oltrepassato la soglia del Museo della Collegiata di Sant’Andrea, Museo del Vetro, Museo Civico di Paleontologia, la Galleria di Arte Moderna e della Resistenza, la Casa del Pontormo e la Casa Museo di Ferruccio Busoni. Tanti tasselli di un puzzle che vanno in un’unica direzione: quella dell’inclusività. Giovedì 8 settembre Cristina Gelli, direttrice del sistema museale empolese, ha presentato la nuova offerta formativa targata Empoli Mu6ei. Si tratta di un incontro tradizionale dedicato agli itinerari didattici, aperto esclusivamente a dirigenti scolastici, responsabili di progetto, insegnanti e figure strumentali.

Direttrice Gelli, qual è stato l’obiettivo dell’incontro con le scuole?

«I nostri musei sono un servizio, non accessorio, che la nostra amministrazione comunale offre alla città: a famiglie, adulti, bambini e turisti. E, in quest’ottica, la scuola è un interlocutore privilegiato. La scuola è un luogo di relazione con il territorio per un lavoro interdisciplinare».

Con quali benefici?

«Stiamo lavorando per rendere i nostri musei luoghi di confronto e di apprendimento. Crediamo che le nostre proposte didattiche e le varie attività sperimentate in questi ultimi tempi conducano i nostri musei proprio in questa direzione. C’è ancora molto da fare e per procedere riteniamo che siano fondamentali la collaborazione con la scuola e il confronto continuo con gli insegnanti e con il loro bagaglio di esperienze e conoscenze. Questo ci consentirà di migliorare e svolgere un servizio sempre più utile, in modo particolare per la nostra comunità di riferimento».

Ed è così che i musei diventano un punto di riferimento.

«Sì, un supporto fondamentale per le scuole di ogni ordine e grado. E quest’anno organizzeremo un corso di formazione anche per gli insegnanti».

In cosa consisterà?

«È un progetto in collaborazione con l’Università di Pisa e riconosciuto dal ministero dell’Istruzione. Lo scopo è quello di consentire ai docenti di apprendere tecniche di mediazione innovativa, fondamentale per l’approccio con gli studenti».

Cosa intende per “inclusività”?

«L’accessibilità fisica, sensoriale e culturale è un requisito fondamentale e per rendere pienamente fruibili i luoghi della cultura a tutti i visitatori. Parliamo, quindi, di promozione della diversità e della sostenibilità, operare e comunicare eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze».

Ci sono dei progetti in questa direzione?

«Sì. In particolare l’iniziativa “Io sono. Tu sei. Noi Mu6ei”. Un museo che voglia essere contemporaneo, indipendentemente dalla tipologia delle collezioni che conserva e che voglia giocare un ruolo significativo anche dal punto di vista sociale, non può fare a meno di prendere in considerazione l’opportunità di rendersi accessibile alla neurodiversità. Questa iniziativa vedrà il 16 ottobre l’ultima giornata».

Cosa rappresenta?

«È rivolta alle persone con spettro autistico ed è il risultato di un grande lavoro di squadra che ha coinvolto educatori museali e specializzati in autismo e i genitori dell’associazione “Abbracciami: quest’ultimo incontro sarà dedicato a ricordo di Mirva Fiorini, insegnante del Liceo Pontormo, e finanziato grazie al contributo raccolto da familiari e amici in sua memoria. Ma c’è anche progetto per l’Alzheimer».

Per i più piccoli?

«Penso all’iniziativa “Un museo piccolo piccolo”, dedicato ai bambini da zero a tre anni. Odori, forme e suoni della natura saranno al centro dell’esperienza di manipolazione per i nostri piccolissimi esploratori che, dopo una prima fase di scoperta e sperimentazione, realizzeranno con i loro genitori un quadro con tutte le meraviglie che gli elementi del mondo ci mette a disposizione».

E sul fronte del Piano nazionale di ripresa e resilienza?

«Abbiamo partecipato a un bando Pnrr legato all’accessibilità per il Museo della Collegiata e il Museo del vetro. L’obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo che chiunque entri nei nostri musei possa farlo in modo autonomo».

Gli ultimi due anni sono stati molto complicati a causa della pandemia: anche i musei ne hanno sofferto.

«Grazie all’amministrazione comunale i musei empolesi sono sempre rimasti aperti quando è stato possibile, nel rispetto delle normative anti-Covid. Già la scorsa estate c’è stato un picco di visitatori con un ulteriore aumento quest’anno, pari al 34%».

Chi sono i visitatori del complesso museale empolese?

«Perlopiù i turisti stranieri quest’anno sono tornati a visitare i nostri musei. E contiamo che il numero di presenze .  

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