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cronaca

I pazienti erano in fin di vita e la dipendente Asl ne approfittava per derubarli all'ospedale di Prato

La costante di questi furti è che sono stati fatti tutti ai danni di pazienti che erano in gravissime condizioni


22 giugno 2022 Paolo Nencioni


PRATO. «Tante promesse, tanti ringraziamenti, però a noi non è mai arrivato nulla dal governo, solo tante soddisfazioni dagli utenti». Lo scriveva a febbraio sul suo profilo Facebook l’operatrice socio-sanitaria romena di 56 anni, residente a Firenze, che venerdì è stata prelevata in ospedale dai carabinieri e accusata di aver rubato bancomat e carte di credito ad almeno tre pazienti in fin di vita. Carte che poi ha usato per andare a fare la spesa all’Esselunga.

Insomma, le soddisfazioni dagli utenti di cui scriveva a febbraio, tra aprile e giugno se l’è prese anche da sola, senza chiedere il permesso. Metteva le mani nei cassetti del comodino, prelevava le carte e i contanti e poi andava a fare la spesa, con l’accortezza di non superare mai il limite oltre il quale viene chiesto il Pin, di solito 25 euro.

Questo non era un problema, perché i carabinieri hanno accertato che una volta superate le casse ogni tanto faceva il giro e ricominciava per poi pagare con un’altra carta, anche questa rubata a un paziente indifeso.

Sì, perché la costante di questi furti è che sono stati fatti tutti ai danni di pazienti che erano in gravissime condizioni di salute, incoscienti o comunque non in grado di capire che cosa stesse succedendo nella stanza.

È il caso di una donna di 50 anni che è deceduta al Santo Stefano lo scorso 5 giugno. Il padre della paziente, una volta ritirati gli effetti personali, si è accorto che mancava il bancomat della figlia e subito dopo che era stato usato in un supermercato e in altri negozi. È scattata subito la segnalazione ai carabinieri e la tempestività ha fatto la differenza, perché i carabinieri hanno potuto visionare le immagini delle telecamere di sorveglianza del supermercato prima che venissero cancellate. Si è dunque visto una donna che faceva la spesa negli orari compatibili con quelli che risultavano nell’estratto conto della carta, si è rintracciato il numero di targa di un’auto e il cerchio si è chiuso.

Quando i carabinieri sono andati in ospedale per dare un’occhiata all’armadietto dell’operatrice socio-sanitaria, tra lo sconcerto dei colleghi, lei all’inizio ha negato. Poi però sono state trovate tre tessere rubate sotto il tappetino della sua Renault e la donna ha dovuto ammettere le sue responsabilità.

I carabinieri si aspettavano di trovarsi di fronte a un caso umano, debiti da onorare, spese mediche impreviste. Nulla di tutto ciò. La donna, che fino a qualche mese fa lavorava all’ospedale Le Scotte di Siena, percepisce uno stipendio di 1.400 euro, è separata, ha una figlia che vive già per conto suo e ha un’auto quasi nuova. Non naviga nell’oro, insomma, ma non è nemmeno alla canna del gas. Ora sarà sospesa e poi licenziata. «Siamo abituati ad avere a che fare con gente che delinque – ha commentato il tenente colonnello Sergio Turini – ma questo è un reato vergognoso, sono stati commessi furti ai danni di chi era in pericolo di vita, e in più di un caso poi è deceduto». Dispiaciuta anche Sara Melani, la direttrice dell’ospedale che ha collaborato alle indagini ed era presente alla conferenza stampa dai carabinieri: «Mi sono vergognata in prima persona, ci affidano un familiare e poi succede questo...». Il padre della donna morta il 5 giugno ha detto che darà in beneficenza il denaro che gli verrà restituito.

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