Il Tirreno

Prato

LA TRAGEDIA

Prato, volo mortale dal palazzo: chi è il medico che voleva rientrare in casa dopo aver scordato le chiavi

Pasquale Petrella
Il condominio di via Nenni teatro della tragedia
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Il condominio di via Nenni teatro della tragedia

L’allarme è scattato pochi minuti prima dell’una di notte, quando qualcuno ha visto il corpo dell’uomo riverso sull’asfalto e ha dato l’allarme. Un allarme inutile per cercare di salvare la vita al trentaseienne perché i traumi riportati nell’impatto fra le auto in sosta e l’asfalto si sono rivelati fatali

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PRATO. Era uno specializzando dell’Università di Medicina di Firenze e da meno di due mesi stava facendo tirocinio nella direzione sanitaria dell’ospedale di Prato. In quel condominio in via Pietro Nenni, sul cui selciato d’ingresso è stato trovato nella notte fra giovedì 2 e venerdì 3 giugno scorsi il suo corpo privo di vita, ci era arrivato da poco e viveva da solo nell’appartamento al quinto e ultimo piano. Moglie e figlia vivono nella frazione di Turano, a Massa, al confine con Pietrasanta dove invece lui aveva i natali.

Pochi conoscevano il dottor dottor Marco Menicacci nel condominio, così come pochi lo conoscevano anche in ospedale dove non frequentava con regolarità, probabilmente alternando l’impegno di Prato con quello all’Università fiorentina. La salma è all’istituto di medicina legale di Careggi a disposizione della magistratura dove verrà eseguita l’autopsia disposta dal sostituto procuratore della Repubblica Vincenzo Nitti. Un’autopsia che dovrà cercare di capire se ci possono essere altre cause che possano aver influito sulla caduta del medico da oltre venti metri.

Una delle possibili spiegazioni, in mano ai carabinieri che conducono le indagini, è che Marco Menicacci potrebbe essere caduto dal quinto piano nel tentativo di rientrare nel suo appartamento dopo essersi chiuso inavvertitamente la porta alle spalle. Nei vestiti che indossava il medico infatti non sono state trovate chiavi dell’appartamento. L’allarme è scattato pochi minuti prima dell’una di notte, quando qualcuno ha visto il corpo dell’uomo riverso sull’asfalto e ha dato l’allarme. Un allarme inutile per cercare di salvare la vita al trentaseienne perché i traumi riportati nell’impatto fra le auto in sosta e l’asfalto si sono rivelati fatali.

Sono così iniziati gli accertamenti dei carabinieri intervenuti insieme ai vigili del fuoco. Questi ultimi sono stati chiamati quando si è dato un nome alla vittima e si è scoperto che era il proprietario di un appartamento al quinto e ultimo piano dello stabile, ora in fase di ristrutturazione ma nel quale ogni tanto l’uomo si appoggiava. La porta ovviamente era chiusa ed è stato necessario forzarla per capire se ci fosse qualcuno in casa e raccogliere tutti gli elementi necessari alla ricostruzione della dinamica.

I carabinieri hanno ascoltato i vicini di casa ma anche chi vive nelle adiacenze del condominio per cercare eventuali testimonianze a quanto accaduto. Una ricerca risultata vana perché a quell’ora di notte, nessuno era in giro se non la persona che nel rientrare a casa si è trovato davanti il corpo ormai privo di vita di Marco Menicacci.

I carabinieri, pur non scartando alcuna ipotesi, stanno lavorando con maggiore attenzione a quella secondo cui il trentaseienne a un certo punto della notte potrebbe essere uscito dall’appartamento tirandosi dietro la porta, senza accorgersi che non aveva in tasca le chiavi.

A questo punto poteva chiamare i pompieri per farsi riaprire, ma forse ha pensato di passare dal lastrico solare e nel tentativo di raggiungere il terrazzo è scivolato e ha fatto un volo nel vuoto.

Il corpo ora è all’istituto di anatomia patologica di Careggi dove verrà eseguita l’autospia perima che il corpo sia restituito alla famiglia.

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