Il presidio
Quei trecento metri di stoffa che portano Prato alle statuette
PRATO. Il tifo lo facevano per lui, il fiorentino Massimo Cantini Parrini. Uno di casa alla Ob Stock di San Giusto anche se per la seconda volta non ce l’ha fatta a portare a casa la preziosa statuetta per i costumi di “Cyrano” di Joe Wright, realizzati con i tessuti sottili di lino e organza targati proprio Ob Stock. Eppure, c’è un pizzico di Prato anche in questa 94esima edizione degli Oscar 2022. Ed è in quei 300 metri di stoffa spediti a Jacqueline West e Robert Morgan, i costumisti di “Dune”. In realtà la pellicola di fantascienza è uscita a testa alta dalla notte degli Oscar con sei statuette (fotografia, scenografia, montaggio, colonna sonora originale, sonoro ed effetti visivi) ma senza trionfare per i migliori abiti sul set che invece hanno visto la consacrazione di “Crudelia”. L’archivio di Ob Stock è meta dei migliori costumisti di tutti i tempi baciati dall’Oscar: Piero Tosi, Gabriella Pescucci, Dante Ferretti, Milena Canonero. Dopo che sono usciti i nomi dei vincitori nel cuore della notte, ieri mattina Monica Orlandini è andata ad accendere il computer per andare a verificare gli ordini degli ultimi anni con i nomi dei costumisti in lizza. Quel “Dune”, il capolavoro diretto da Denis Villeneuve arrivato nelle sale italiane il 16 settembre, non le diceva niente nel settembre 2018, quando fu spedito l’ordine di tessuto. Ma la pellicola ebbe una lunga lavorazione. «Poca roba, si parla di 300 metri di stoffa che non sono certo paragonabili ad altre forniture più importanti», sottolinea Monica Orlandini, figlia di uno dei fondatori venuto a mancare un mese fa. Il fulcro della storia di “Dune” ruota intorno alle tute distillanti, descritte nel romanzo del 1965 di Frank Herbert cui è ispirato il film. Per i costumi dei Fremen, i misteriosi abitanti del pianeta Dune in un mondo che non esiste, West aveva usato delle garze tinte. Impossibile per gli Orlandini ricordarsi dopo quasi quattro anni la tipologia di tessuto richiesta, tanto è il lavoro che si riversa in questo capannone circondato da montagne di stoffa in cui da quarant’anni vengono a frugare i migliori costumisti di Hollywood e Cinecittà. Vuoi mettere con i duemila metri di lino e organza che Massimo Cantini Parrini ha commissionato per “Cyrano”? In quel Settecento in scena non ci sono i classici pizzi e ricami ma materiali leggeri e “agili” per muoversi nei teatri di battaglia. «Da noi Massimo è di casa – sottolinea Monica - Viene personalmente lui a scegliere le stoffe. Per la produzione di “Cyrano” avevamo fatto tingere dei lini su misura per le divise rosse dei soldati. Peccato che non abbia avuto il meritatissimo riconoscimento ma già arrivare all’Oscar è sicuramente un grande traguardo». Il costumista fiorentino ci aveva già provato, del resto, con “Pinocchio” di Garrone che gli aveva fatto guadagnare la prima nomination. Per quanto riguarda invece l’Oscar per il miglior costume, questo lo ha vinto la britannica Jenny Beavan per “Crudelia”. «In passato è venuta a comprare da noi ma per questa pellicola non si è vista – conclude Monica – Del resto, noi siamo più specializzati in produzioni kolossal oppure con ambientazioni storiche».
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