Quando i detenuti insegnano agli studenti
La voglia di riscatto di Pasquale e Josè raccontata ai ragazzi del Copernico: «I nostri errori vi siano di aiuto»
PRATO. José studia per laurearsi in storia perché è nel passato che vede la chiave di lettura del presente. Una laurea invece Pasquale ce l’ha, in economia e commercio. Se l’è sudata però non sui banchi dell’università ma con libri divorati dietro le sbarre, come strumento di riscatto sociale. I due detenuti della Dogaia si raccontano, si commuovono, sanno di avere una responsabilità: parlare a un centinaio di ragazzi di 16 e 17 anni, che si affacciano appena alla vita adulta, studenti del Copernico. Testimonianze e racconti dalla Dogaia con la voce di José e Pasquale filtrata dalla tecnologia messa a disposizione dalla polizia municipale per unire il mondo del carcere e quello della scuola, in questo caso quattro classi del liceo Copernico che sotto la guida della docente Nadia Andolina hanno aderito al progetto “Voci dall’altra parte della città”. Dai banchi i ragazzi hanno fatto tante domande, incuriositi dalla vita reale in carcere prendendo spunto dalle scene di tanti film, dall’ora d’aria alla mensa. Domande importanti ispirate all’articolo 27 della Costituzione sulla funzione riabilitativa della pena che i due detenuti hanno ridimensionato perché, purtroppo, le recidive sono frequenti una volta fuori dal carcere. José ha parlato dal braccio di media sicurezza che da dieci anni è la sua casa, Pasquale è stato inserito in un percorso di riabilitazione con alcune cooperative. Per lui «l’esperienza più drammatica è stata quando, alla morte di uno dei genitori, non si poteva partecipare al funerale». Si fa tesoro dei propri sbagli, si ricordano legami spezzati dal Covid e annodati in galera. José piange la morte dell’ex compagno di cella. «Siamo stati per tanti anni insieme. Mi ha addolorato tanto sapere che una volta ritrovata la libertà si è ammalato di Covid fino a trovare la morte».
Il dialogo procede a distanza, da studente a detenuto. Daniele chiede come scorre la quotidianità in carcere. La risposta è che nel reparto di media sicurezza la mattina è dedicata a due ore d’aria. E poi il lavoro, lo studio, le uniche ricerche possibili su Wikipedia. L’università come occasione di riscatto con il pensiero rivolto al ritorno alla vita normale.
«Mi auguro che la società non volti le spalle e che dia un’opportunità», confessa José. Lo smarrimento di Pasquale viene al pensiero della relazione con le persone, al caffè preso al bar, al cammino sulle strade. «La nostra esperienza – è il monito dei due – sia un insegnamento per chi ha la vita davanti». Come i ragazzi del Copernico che stanno facendo un percorso sull’educazione alla cittadinanza con consapevolezza di diritti e doveri. Un incontro voluto dalla polizia municipale, così come ha spiegato il comandante Marco Maccioni. «Abbiamo lavorato sull' abuso delle droghe e dell’alcol: la pandemia ci ha lasciato in eredità un disagio giovanile più accentuato. Sempre più giovani hanno atteggiamenti preoccupanti anche sfociati in manifestazioni violente».
Il sindaco Matteo Biffoni ha puntato sul valore reciproco dell’esperienza. «Ai giovani pratesi è offerta la possibilità di prendere consapevolezza di un pezzo della nostra città, magari poco conosciuto, ma che è una realtà più complessa di come la immaginiamo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
