Stanco di pagare il “pizzo” fa arrestare i suoi estorsori
In manette due cinesi che dall’estate taglieggiavano il titolare di un pronto moda L’appello: «Non sono “cani sciolti”. Imprenditori, se vi minacciano denunciate»
Potrebbero non essere due “cani sciolti” i cinesi di 38 e 56 anni, incensurati, che sono stati arrestati dai carabinieri nella serata di lunedì davanti a un ristorante di via Pistoiese subito dopo aver preso da un loro connazionale, titolare di un pronto moda in via Braga a Tavola, 1.500 euro in contanti.
I due sono accusati di estorsione ai danni del confezionista e compariranno presto davanti al giudice. I carabinieri sospettano che i due possano essere gli “esattori” di un gruppo dedito alle estorsioni, in cambio di protezione, nella comunità cinese.
Tutto era iniziato meno di due ore prima, quando al comando provinciale di via Picasso si è presentato l’imprenditore cinese che ha raccontato di aver ricevuto numerose richieste estorsive dai due connazionali, a partire dalla scorsa estate.
I due gli avrebbero detto che doveva pagare in cambio di protezione perché nelle settimane precedenti aveva allontanato dalla sua azienda alcuni operai che non avevano il permesso di soggiorno. Quasi certamente una scusa per spillare denaro all’imprenditore.
Che all’inizio ha pagato (complessivamente tra gli 8.000 e i 9.000 euro) e poi, quando ha capito che la cosa non sarebbe finita lì, ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri. I due estorsori gli avevano chiesto altri 3.000 euro, ma in quel momento l’uomo aveva in tasca 1.500 euro e ha preso tempo, fissando un successivo incontro. Subito dopo è andato dai carabinieri e ha raccontato che cosa gli stava succedendo. I militari hanno segnato le banconote e gli hanno detto di andare a fare la consegna. Nel frattempo hanno “cinturato” la zona scelta per il pagamento, davanti a un ristorante, hanno osservato la scena e subito dopo hanno fermato i due “esattori”, che poi sono stati portati alla Dogaia.
L’imprenditore taglieggiato ha spiegato che i due avevano ventilato l’ipotesi che la sua abitazione e la sua azienda sarebbero state danneggiate (da loro stessi o dagli operai allontanati dalla ditta, non è chiaro) se non avesse acconsentito a pagare per la protezione. Al momento dell’arresto uno dei due cinesi è stato trovato in possesso di un oggetto che all’apparenza poteva sembrare una torcia elettrica, ma che in realtà è un taser, uno storditore elettrico che però non è stato usato per minacciare l’imprenditore.
Nella fase delle indagini si è rivelato prezioso un carabiniere in forza al Comando provinciale che ha fatto un corso a Roma e parla e comprende il cinese: è stato lui a velocizzare le operazioni di localizzazione del posto scelto per il pagamento.
Il tenente colonnello Sergio Turini, comandante della Compagnia di Prato, ha lanciato un appello ad altri imprenditori che abbiano ricevuto richieste estorsive. «In questo caso abbiamo risolto tutto in meno di due ore – ha detto – Pensiamo che altri imprenditori potrebbero aver subito le stesse minacce e li invitiamo a farsi avanti».
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