Il presidio
Ritrovato morto il cacciatore scomparso Il cane fa scoprire il corpo in fondo al lago
Mauro Lilli, 70, era un ex muratore di Vernio. Il suo inseparabile amico ha fissato per ore il punto in cui è caduto in acqua
Elisabetta Giorgi
SCANSANO. Per molte ore il cane ha osservato fisso e immobile il laghetto in cui lui - il padrone Mauro Lilli - era sprofondato fino a trovare la morte. L’hanno trovato così alcuni cacciatori di passaggio. Di fronte all’invaso artificiale c’erano alcuni effetti personali e lungo una sponda l’inseparabile quattrozampe nero, compagno di tante battute di caccia, che fissando come pietrificato il punto in cui il padrone era sparito per sempre ha fornito una pista utile al ritrovamento. Mauro Lilli, 70enne ex muratore originario di Vernio, in provincia di Prato, è stato trovato morto – la notte tra mercoledì e giovedì - dai sommozzatori sul fondo di un piccolo laghetto artificiale nel comune di Scansano, nella zona dell’Aquilaia.
Classe 1951, pensionato, circa trent’anni fa si era innamorato perdutamente della Maremma al punto da comprare con la moglie Renza un piccolo podere, con qualche ettaro di terra e gli olivi. Amava la natura, andava sul trattore. Tra una raccolta di olive e l’altra, imbracciava il fucile e si avventurava in qualche battuta, portandosi dietro il suo quattrozampe: un “drahtaar”, cane da ferma tedesco a pelo duro. E così era stato giovedì, quando Lilli aveva salutato la moglie già in tarda mattinata per raggiungere la zona di Scopaie. Le aveva pure comunicato la zona, che tra l’altro la consorte stessa conosce bene e non nasconde particolari insidie. «Se cambi posto mandami la posizione», gli aveva chiesto lei, lui aveva annuito. Lilli aveva raggiunto in macchina proprio quella destinazione prescelta, a pochi chilometri da casa, dunque non aveva comunicato più niente. Aveva parcheggiato ed era sceso con il cane.
Cosa sia successo da lì in poi resta un giallo. Nel pomeriggio alcuni cacciatori sono passati di lì, scoprendo un fucile appoggiato a un albero, e per terra la cartucciera, il porto d’armi e il cellulare di Mauro Lilli. C’era anche il cane, lì di fronte al laghetto, che non si muoveva ma fissava insistentemente lo specchio acqueo, quasi fosse “a veglia”. I cacciatori hanno dato l’allarme. I carabinieri della stazione di Scansano hanno raggiunto la zona, segnalando il tutto ai vigili del fuoco. Alle 17,15 di giovedì la squadra dei vigili del fuoco di Orbetello, insieme alla squadra sommozzatori di Grosseto, ha avviato le ricerche. I sub hanno effettuato una prima serie di immersioni vicino al punto più vicino agli effetti personali rimasti a terra, e scandagliato le sponde del laghetto. I familiari hanno assistito. Per via del fondo particolarmente melmoso e dell’assenza di visibilità in acqua, è stato chiesto il supporto del Nucleo sommozzatori di Firenze, munito di specifiche attrezzature per la ricerca strumentale in basso fondale.
I sommozzatori fiorentini, giunti intorno a mezzanotte, si sono inabissati servendosi di un “didson”, un sonar portatile ad alta definizione che impiega un segnale ad alta frequenza. E verso le 1 hanno ritrovato il corpo del disperso, a circa 20 metri dalla sponda del laghetto – dunque a una distanza considerevole dalla riva – e a una profondità di circa 2,50 metri. Il corpo era in tenuta da caccia, con le scarpe. Non presentava segni riconducibili a una morte violenta e si esclude del tutto un gesto volontario legato a momenti di sconforto. Resta un mistero, al momento, decifrare quel che è successo, capire perché il corpo sia finito in acqua e poi così lontano da riva, in assenza di correnti. Un’ipotesi è che, sparando a un animale (il fucile ha tre colpi in canna e ne mancava uno), il volatile sia finito in acqua e Lilli sia andato a prenderlo, restando poi intrappolato nel fondale melmoso. Non si esclude un malore. Per il momento il magistrato ha disposto l’ispezione cadaverica.
Lilli era affezionato alla Maremma da più di 30 anni. Da circa una settimana aveva raggiunto il suo piccolo podere vicino Pomonte, raccolto e franto le olive.
Sotto choc il suo carissimo amico Eugenio Fagnoni, noto ristoratore di Scansano (è titolare del “Rifrullo”), che con lui ha condiviso tante battute di caccia fin dagli anni ‘90. »Eravamo amici veri. Abbiamo passato tante serate indimenticabili con le nostre famiglie, era una persona eccezionale. Veniva al ristorante da me, andavamo a caccia insieme. Quando ho capito che era lui non ci volevo credere. Una persona eccezionale, un artista. Creava opere d’arte. Quale idea mi sono fatto? Era innamorato del suo cane: posso immaginare che abbia sparato a una beccaccia e che poi il cane sia andato a recuperarla nel lago ma lui, temendo che succedesse qualcosa all’animale, potrebbe aver deciso di farlo tornare per andarci lui, in acqua… Stamani ho raggiunto il suo podere, c’erano i familiari. Il suo cane, che l’aveva vegliato tanto, si è messo a cuccia vicino a me».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
