Bollette boom, uno tsunami Allarme rosso per il tessile
Confindustria: «Le lavorazioni conto terzi non possono reggere da sole» E Sarti fa una previsione: «Il prodotto finito costerà fino al 15 per cento in più»
Alessandro Formichella
Prato. «Si può pensare che l'aumento generale del prodotto finito sarà fra il 10 e il 15%». L’imminente aumento boom delle bollette di energia elettrica e gas mette in allarme tutto il distretto tessile di Prato. E la ripresa del manifatturiero torna in salita. Confindustria Toscana nord non lascia cadere l'argomento nel vuoto e dice a chiare lettere che «nel fare una ricognizione per mettere a fuoco l’andamento dei prezzi (proiettato sul 2022) e l'incidenza sui principali comparti produttivi industriali, i risultati sono da allarme rosso». Nel 2022, si avrà un aumento del 200 % sulla bolletta del gas e un 51,9% su quella dell'energia elettrica. «Se dovessimo leggere solo questi dati, sarebbe un'esplosione del sistema industriale. Nell'insieme della produzione, se i rincari resteranno di queste cifre, il prodotto finito venduto al cliente subirà degli aumenti importanti: «per fare un esempio, se una pezza uscita dalla rifinizione viene venduta oggi a 20 euro, nel 2022 saremo costretti a venderla a 22, 23 euro», dice Maurizio Sarti, presidente della sezione Moda di Confindustria Toscana nord. Tutti i costi di produzione ricadono, si sa, sul committente e infine sul consumatore finale. Non c'è alternativa. «Quelle colpite direttamente dai rincari sono aziende che, oltretutto, hanno un margine ridotto, come mostrano i vari rapporti che abbiamo prodotto negli anni sui bilanci aziendali – spiega Sarti – riscontrabile anche nelle imprese più piccole. E' impensabile che le lavorazioni conto terzi, industriali o artigiane che siano, possano fronteggiare da sole questo tsunami, ed è altrettanto impensabile che siano i soli committenti interni al distretto a farsi carico di questi aggravi: né Prato né il tessile italiano possono assorbire colpi del genere».
«Anche il lanificio tipico del modello pratese che non ha lavorazioni all’interno non può non disconoscere l'enormità di quello che sta succedendo – aggiunge Francesco Marini, nel consiglio di presidenza di Confindustria Toscana nord – Il lanificio si scontra con altri costi in crescita, dai materiali ai trasporti». Nel post Covid i costi lievitano ogni giorno, da quelli delle materie prime a quelli di trasporto via mare che sono aumentati di 10 volte e che ricadono sul committente. «C'è da dire che i competitori del distretto industriale non sono produttori cinesi o turchi – conclude Sarti – A Prato, il committente cerca velocità, affidabilità e qualità. I veri competitori sono all'interno dello stesso nostro distretto. Ma su una cosa si può essere certi; i prodotti aumenteranno fino al 15 % nel costo finale».
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