Nessun indagato per la morte dell’operaio
Al momento gli inquirenti non hanno rilevato responsabilità palesi per il tragico incidente sul lavoro alla Alma srl
Matteo Leoni
PRATO. Resta a carico di ignoti, per il momento, il fascicolo aperto dalla procura di Firenze sulla morte di Giuseppe Siino, l’operaio pratese di 48 anni che ha perso la vita la sera del 17 settembre mentre era a lavoro all’Alma spa, azienda di Campi Bisenzio specializzata nella produzione di moquette. Ieri, la pm Ornella Galeotti, che coordina la indagini, ha conferito l’incarico per l’autopsia. Tuttavia nessun nome risulterebbe sul registro degli indagati.
Gli inquirenti, non avendo rilevato per il momento palesi responsabilità da parte di terzi o falle nei sistemi di sicurezza, hanno deciso di procedere con l’esame autoptico senza indagare nessuno. Da un esame esterno del corpo pare che l’operaio – che lascia una moglie e una figlia di 13 anni – sia morto per uno schiacciamento al livello del torace. Ma non può essere esclusa neppure l’ipotesi che prima abbia avuto un malore e poi sia stato inghiottito dalla macchina rotolatrice.
L’uomo, che aveva vent’anni di esperienza in azienda, è rimasto schiacciato tra due rulli, uno di gomma e uno di stoffa, e una grossa bobina di tessuto. A terra, nei pressi del macchinario, è stato trovato il suo orologio, un Sector, col quadrante rotto e il cinturino spezzato. Proprio in corrispondenza della fessura tra due rulli. Circostanza questa che fa ritenere agli investigatori che il macchinario possa averlo agganciato dall’orologio e che lui non sia riuscito a liberarsi. Per ora questo resta uno scenario ipotetico, ma ritenuto molto probabile dagli inquirenti sulla base degli elementi raccolti.
Nei primi momenti dopo l’incidente alcuni colleghi del 48enne avrebbero riferito agli investigatori sul posto che per motivi di sicurezza era stato loro vietato portare orologi e bracciali sul luogo di lavoro. Sull’effettiva esistenza di questo regolamento sono in corso accertamenti.
Sotto le lente d’ingrandimento – un atto dovuto in un caso come questo – anche le procedure dei sicurezza interne adottate dall’azienda e i controlli messi in atto dalla stessa per verificarne il rispetto da parte dei lavoratori.
Nei prossimo giorni la pm conferirà anche l’incarico per l’esecuzione di una consulenza tecnica sul macchinario coinvolto nell’incidente. Si tratta di un’attrezzatura datata, risalente al 1996, e proprio per questo la procura potrebbe metterci più tempo del previsto per individuare il consulente più competente a ispezionarla. Scopo dell’accertamento, anche quello di verificare il corretto funzionamento di una corda di sicurezza che dovrebbe impedire di avvicinarsi al macchinario e che, se tirata o spostata, ne provoca l’arresto di emergenza. Dall’esame esterno non sarebbe emersa nessuna manomissione.
Quando è avvenuto l’incidente, Giuseppe Siino, che aveva un’esperienza ventennale in azienda anche se era stato assegnato a quel reparto nell’ultimo periodo, era da solo davanti all’attrezzatura. Quella fase della lavorazione, hanno accertato gli inquirenti, non avrebbe previsto la presenza di due o più persone. Gli altri colleghi di lavoro non hanno assistito all’incidente mortale. Si sono accorti di quello che era accaduto quando ormai non potevano fare più nulla per salvarlo. Sono stati loro i primi a soccorrerlo, lo hanno liberato dalla macchina e hanno dato l’allarme. Inutilmente i soccorritori del 118 hanno cercato di rianimarlo per 50 minuti.
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