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Prato

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Operai pagati due euro l’ora Arrestati tre confezionisti

Paolo Nencioni
Operai pagati due euro l’ora Arrestati tre confezionisti

Ai domiciliari i cinesi titolari di fatto di un’azienda intestata a un prestanome A casa avevano 20.000 euro già impacchettati per essere spediti all’estero

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prato. Lavoravano dalle 12 alle 14 ore al giorno per una paga oraria di circa 2 euro e alla fine i tre confezionisti cinesi che impiegavano nove operai in stato di bisogno (cinque africani e quattro cinesi) sono stati arrestati con l'accusa di sfruttamento. Lo ha reso noto ieri il procuratore Giuseppe Nicolosi illustrando i risultati di un'indagine condotta dalla guardia di finanza e dalla polizia municipale. Agli arresti domiciliari sono finite due donne di 40 e 50 anni oltre al marito di una di loro, quarantenne, considerati titolari di fatto della confezione Venus Ark di via Toscana, amministrata da un prestanome cinese che non è stato indagato. L'inchiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri è iniziata in seguito alla denuncia presentata allo sportello anti-sfruttamento del Comune di Prato da un operaio nigeriano, che era stato assunto dai confezionisti cinesi e si era stufato di lavorare tutto il giorno per pochi spiccioli. La Finanza e la Municipale hanno indagato sulle condizioni in cui lavoravano i suoi compagni di lavoro, che peraltro non hanno collaborato nella fase delle indagini. Gli africani sono tutti richiedenti asili ospitati in due Centri di accoglienza straordinaria di Prato e Poggio a Caiano. Evidentemente anche i responsabili dei Cas non si erano accorti che i richiedenti asilo sparivano la mattina e tornavano solo a tarda sera. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, a casa di uno degli arrestati sono stati trovati 20.000 euro in contanti già impacchettati, forse pronti per essere spediti all'estero. Altri 60.000 euro sono stati sequestrati sui conti correnti, è l'equivalente del debito accumulato dalla confezione in termini di versamenti previdenziali non pagati per i lavoratori impiegati al nero o fatti lavorare per 12 ore con un contratto che ne prevedeva solo quattro.

«Esiste a Prato, ma non soltanto, un problema di sfruttamento lavorativo e il Comune di Prato, insieme con le altre istituzioni, se ne fa carico - ha commentato il sindaco Matteo Biffoni - Le istituzioni di questa città combattono ogni giorno contro questo reato infame con strumenti che tutelano chi denuncia e, come dimostrato, non si limita ad enunciarlo, ma lo fa con i fatti. L'operazione Venus Ark, per la quale mi complimento con la Procura della Repubblica di Prato, la polizia municipale e tutti gli enti coinvolti, ne è una riprova - ha aggiunto il sindaco - Lo sportello antisfruttamento del Comune di Prato funziona. Chi vive una condizione di sfruttamento lavorativo può e deve denunciare, perché la legge tutela chi denuncia e, se ce ne sono le condizioni, scatta il sistema di sanzione di chi viola le regole e di tutela delle vittime».

«Si parla di "sistema Prato" per indicare il sistema di sfruttamento lavorativo, ma esiste un "sistema Prato" di reazione della città - chiosa l'assessore alla Cittadinanza Simone Mangani - Un sistema quasi unico in Italia che vede lavorare insieme, con un chiaro obiettivo condiviso di tutela delle persone e della legalità, il Comune, la Procura, la Asl, l'Ispettorato del lavoro, l'Inps. Quello che serve, lo ribadiamo, è il potenziamento degli organi periferici dello Stato in un territorio complesso come il nostro distretto».

Paolo Nencioni

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