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Prato

Il caso 

Infermieri no vax, ci rimettono gli altri

Paolo Nencioni PRATO.
Infermieri no vax, ci rimettono gli altri

La preoccupazione del sindacato sulle conseguenze della sospensione: «Turni massacranti per i colleghi» 

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Il cerino acceso, quando le cose si mettono male, resta sempre in mano a qualcuno che magari non ne ha colpa. E in questi giorni in cui si parla molto del personale sanitario che rifiuta di vaccinarsi contro il Covid, il cerino rischia di restare in mano agli altri, quelli che si sono vaccinati e che sono e saranno regolarmente in servizio.

È questa la principale preoccupazione della Funzione pubblica Cisl, che per bocca del reggente della segreteria regionale, Mauro Giuliattini, lancia l’allarme sulle possibili conseguenze della sospensione di infermieri e operatori socio-sanitari non vaccinati, prospettata dalle Aziende sanitarie.

Nell’Asl Toscana Centro sono 140 i dipendenti che hanno ricevuto un avviso a mettersi in regola, ma ce ne sono altri 161 sui quali sono in corso accertamenti perché non hanno caselle di posta certificata. A Prato non si sa quanti siano perché l’Asl, per motivi di privacy, non lo ha comunicato al sindacato, ma sicuramente si parla di alcune decine di persone. Che dovrebbero stare a stretto contatto coi pazienti e non hanno alcuna copertura vaccinale.

«A me non interessa perché queste persone non hanno voluto farsi il vaccino – taglia corto Giuliattini – Io penso agli altri, quelli che si sono vaccinati e saranno chiamati a coprire i turni anche di chi sarà sospeso perché non si è vaccinato. Turni massacranti già ora. È una situazione insostenibile. Il problema vero in questi giorni è che le conseguenze le pagano loro, quelli che si sono vaccinati».

«La situazione è preoccupante – conferma Massimo Cataldo della Funzione pubblica Cisl di Prato – Abbiamo ricevuto diverse chiamate di iscritti che hanno paura a farsi il vaccino oppure dicono di avere problemi di salute che impediscono loro di farselo. Però ci risulta che da quando sono arrivate le lette dell’Asl c’è stata una corsa a prenotare il vaccino. Di fatto quelli che non se lo possono fare sono davvero pochi. La maggioranza si è prenotata o si sta prenotando».

Anche perché, oltre al rischio di essere sospesi dal lavoro o assegnati ad altre mansioni (che per infermieri e operatori socio-sanitari non è una cosa così semplice) chi non ha in tasca il Green pass, come accade per i poliziotti o per i comuni mortali che vogliono andare a cena al ristorante al chiuso, non potrà accedere nemmeno alla mensa aziendale (e comunque da contratto l’Asl dovrà fornire un pasto che sarà consumato altrove).

La Cisl, insieme agli altri sindacati, punta alle assunzioni.

«Rispetto al 2017 – spiega ancora Giuliattini – in tutta la regione mancano 1.480 assunzioni. Lo abbiamo fatto presente più volte alla Regione, l’ultima volta a luglio all’assessore alla Salute Simone Bezzini, ma poi non siamo più stati richiamati. Abbiamo chiesto un nuovo incontro, il tempo stringe. Non riusciamo proprio a capire perché la politica in questi giorni non si stia interessando di questa cosa. Sappiamo che c’è una graduatoria aperta con 2.200 infermieri che potrebbero essere chiamati e non vengono chiamati».

I problemi veri inizieranno se e quando la Regione darà corso alla minaccia di sospendere gli infermieri non vaccinati. Allora sì che il cerino rimarrà in mano a colleghi.



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