Il Tirreno

Prato

l’intervista 

«Il nostro sistema sanitario impreparato di fronte al virus»

Gian Ugo Berti PRATO.
«Il nostro sistema sanitario impreparato di fronte al virus»

Il dottor Angelo Muscarà va in pensione dopo 40 anni di attività a Prato e ricorda il periodo più difficile della pandemia: «Il futuro sono i poliambulatori» 

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Dalla sofferenza e dal dolore dei nostri malati, all’inadeguatezza del sistema sanitario e le scarse informazioni dei mezzi di comunicazione. Questi sono i drammatici ricordi di Angelo Muscarà, medico di base a Prato, alla vigilia del suo pensionamento dopo 40 anni di attività.

«Non potevamo nemmeno rassicurare i nostri assistiti – dice Muscarà ricordando i primi tempi dell’emergenza coronavirus – perché eravamo senza punti e mezzi di riferimento. La pandemia non sarà sconfitta del tutto, ma probabilmente avremo un Natale meno triste dello scorso anno. La soluzione organizzativa per il futuro della medicina di base sarà l’ambulatorio polivalente».

Cosa ricorderà dell'anno della pandemia dal punto di vista umano e professionale?

«Dal punto di vista umano non potrò scordare la sofferenza ed il dolore dei malati e di quanti hanno perso i propri cari. Dal punto di vista professionale non scorderò l'amarezza provata nel verificare l'inadeguatezza del sistema sanitario nel fronteggiare la situazione nei momenti più critici. Noi medici di medicina generale ci siamo ritrovati a dover mediare tra le notizie dei telegiornali e le scarse informazioni che provenivano dal sistema sanitario ufficiale, nel difficile tentativo di rassicurare i nostri pazienti. Abbiamo inoltre constatato come i nostri ambulatori fossero spazi inadeguati ad affrontare la complessa gestione dei pazienti durante la pandemia e questo mi ha fatto molto riflettere».

La multietnia è una caratteristica sociale a Prato. Sul piano medico, che aggettivo userebbe per indicare la qualità del rapporto medico - paziente con le singole etnie e fasce d'età?

«Nella mia esperienza professionale, posso solo definire il rapporto con i miei assistiti di diverse etnie ottimo. Ho sempre goduto della massima fiducia da parte dei miei pazienti stranieri, anche quando le difficoltà linguistiche avrebbero potuto compromettere il nostro rapporto. Fondamentale l'aiuto del contesto familiare e delle "seconde generazioni"».

Il futuro del medico di base, quale singolo operatore della salute, secondo alcuni è destinato a trasformarsi con l'attività di ambulatori gestiti da più medici di famiglia. Che ne pensa?

«Io penso che la figura del medico di medicina generale singolo, come fino ad oggi lo abbiamo conosciuto, non possa andare avanti e penso che la pandemia lo abbia dimostrato facendo emergere la fragilità di questo sistema. Auspico una riforma sostanziale dove ogni cittadino possa affidarsi ad un gruppo di medici di famiglia che operino in un poliambulatorio adeguato con l'aiuto indispensabile di infermieri e di personale amministrativo».

Si aspetta una positiva risposta di educazione civica da parte degli italiani durante quest’ultimo scorcio di estate?

«Sì. Penso che la maggior parte della popolazione sarà più attenta, consapevole delle conseguenze della scorsa estate».

Avremo una quarta ondata?

«Purtroppo credo di sì, ma ritengo che la campagna vaccinale ne indebolirà gli effetti e che noi medici di medicina generale saremo anche più pronti e preparati ad affrontarla».

Ci sarà un Natale più sereno?

«La pandemia non sarà sconfitta del tutto, ma avremo un Natale meno triste dello scorso anno».



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