Il Tirreno

Prato

Il sindaco: «Facciamo come in Francia senza green pass niente bar e ristorante»

Paolo Nencioni
Il sindaco: «Facciamo come in Francia senza green pass niente bar e ristorante»

L’uscita di Biffoni provoca reazioni contrastanti: i “no Covid vax” sono più di quanti sembrano e l’epidemia non è vinta

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PRATO. «Non ci può essere libertà di alcuni a discapito della salute di tutti». Il sindaco Matteo Biffoni si schiera decisamente a favore del “green pass” alla francese, cioè l’obbligo di avere completato il ciclo vaccinale contro il Covid per avere accesso a bar, ristoranti e trasporti a lunga percorrenza, annunciato due giorni fa dal premier Emmanuel Macron.

Un tema che nelle ultime ore ha diviso la politica italiana, coi presidenti di Liguria e Campania Giovanni Toti (Cambiamo) e Vincenzo De Luca (Pd) favorevoli alla misura, che invece viene stroncata da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia).

«Vaccinarsi è un atto di responsabilità verso se stessi e verso l’intera comunità – ha scritto Biffoni sul suo profilo Facebook – Credo che anche in Italia, come stanno facendo in Francia, occorra fare una riflessione sull’autorizzare spostamenti e accessi in luoghi pubblici solo per chi effettua la vaccinazione anti-Covid. Per chi, pur potendo, rifiuta il vaccino, niente cinema, ristoranti, bar, aerei, discoteche. Perché non ci può essere libertà di alcuni a discapito della salute di tutti, soprattutto di bambini e fragili che non possono essere vaccinati e perché la vaccinazione è l’arma più potente che abbiamo».

Nelle stesse ore la sindaca di Empoli Brenda Barnini è stata ancora più decisa, anche lei su Facebook: «Ieri ho fatto la seconda dose del vaccino. In Francia dopo il discorso di Macron di ieri sera oggi ci sono state un milione di prenotazioni. Lo dico chiaramente: non è accettabile che per garantire la libertà di non vaccinarsi debba essere messa nuovamente a rischio la libertà di tutti. Scuola, lavoro, sport, cultura, vita, tutto insomma. Chi non si vaccina resta a casa gli altri si muovono. Questo casino deve finire e alla svelta».

Eppure, leggendo le decine di commenti sotto al post di Matteo Biffoni bisogna prendere atto che i “no vax”, o almeno i “no Covid vax” sono forse più di quanti si pensa. Tra il 20 e il 30 per cento di chi interviene si dice contrario. Alcuni parlano di dittatura, altri minacciano di rivolgersi all’avvocato. Del resto, come è emerso in queste stesse ore, sono 18.000 in provincia di Prato i sessantenni che ancora non sono stati vaccinati (o non si sono fatti vaccinare). Questo accade dopo 18 mesi di restrizioni dovute alla pandemia, dopo le lamentele per le scuole chiuse, per i ristoranti chiusi. Col rischio, oltretutto, di una nuova impennata di contagi dovuta alle varianti che farebbe tornare le restrizioni. Tra chi ha rifiutato di farsi il vaccino ci sono anche insegnanti, personale sanitario e gente che per lavoro sta al pubblico. Ne fanno una questione di libertà personale dimenticando che c’è una parte, seppur piccola, della popolazione che per motivi di salute il vaccino non se lo è potuto fare e che rischia di essere infettata da chi il vaccino non lo ha voluto. E che le scuole a settembre rischiano di ripartire con l’insegnamento a distanza. —

Paolo Nencioni

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