Italia
Dai contribuenti stranieri quasi un miliardo di gettito Irpef
Prato detiene il primato italiano: gli immigrati contribuiscono per il 23 per cento dell'Irpef. Fabbri (Pin): «È un dato alto, molta parte del lavoro nero si sta regolarizzando»
PRATO. A Prato, c’è un esercito di contribuenti immigrati che la fanno salire sul podio come la città italiana con la maggiore contribuzione Irpef. Stiamo parlando del gettito delle tasse sulle persone fisiche 2020 sul 2019 da parte dell’intera comunità straniera, senza differenze di origine, di tutta Prato. In tutta la penisola il saldo delle imposte nel 2020 da parte degli stranieri è stato di 4 miliardi di euro, su un gettito complessivo di 9 miliardi di euro, a fronte di 60 miliardi di euro di reddito prodotto da lavoro. Le comunità straniere pratesi hanno inciso in questo dato per il 23,4 per cento del totale. In soldoni si tratta di 936 milioni di gettito fiscale Irpef a saldo. Prato è sopra Milano e altre città registrando quasi 1 miliardo di euro che va nelle tasche dello Stato, provenienti dai residenti stranieri. 936 milioni; un bel tesoretto, se si pensa che 4 miliardi è la somma stanziata dal decreto “Cura Italia” per la cassa integrazione in deroga (a seguito dell’emergenza Covid) e sempre 4 sono i miliardi previsti dal decreto “Rilancio” per la cancellazione di due rate Irap alle imprese in difficoltà.
La fotografia dell’impatto fiscale nelle città e province italiane arriva da uno studio della Fondazione di ricerche economiche Leone Moressa di Mestre che ogni anno analizza il gettito tributario delle dichiarazioni dei redditi e segue ricerche specifiche in tema di immigrazione. «Ricordiamoci che si tratta dei redditi denunciati per il 2019, fase di pre pandemia. Nel 2022 vedremo i dati sul 2020, quelli ci indicheranno davvero come si sia trasformato il reddito nell’anno peggiore del Covid – commenta Enrico Fabbri, responsabile di Laboris, il Laboratorio di scienze del lavoro del Pin – senza altra documentazione in possesso, viene da dire che molta parte del lavoro a nero si stia trasformando in lavoro regolarizzato. Un gettito a saldo così alto può essere dato da questo e dall’imprenditoria cinese». Una città, quindi, a tinte chiaroscure. Da una parte un aumento delle condizioni di disagio economico, dovute oggi alla pandemia e non solo, dall’altra una crescita dei versamenti fiscali che potrebbe essere la diretta conseguenza della regolarizzazione dei rapporti di lavoro in chiaro e del numero sempre più alto di lavori come badanti e colf straniere con contratto di lavoro.
«Si tratta di un dato importante; un pezzo del reddito complessivo della città è rappresentato dall'attività di cittadini stranieri, anche se si deve insistere nella lotta all’evasione. Sul tema immigrazione quando si parla di inclusione bisogna prendere in considerazione anche questi aspetti», dice il sindaco Matteo Biffoni. Da considerare che l’imprenditoria straniera oggi a Prato rappresenta il 24 per cento del totale delle imprese, e anche qui la città impressiona uno dei dati più alti di tutta Italia. «Immigrazione e impatto fiscale: più benefici che costi. La popolazione straniera è molto più giovane di quella italiana per questo ha un basso impatto sulla spesa pubblica. Oggi il saldo tra entrate (Irpef, Iva, contributi ecc.) e costi (scuola, sanità, pensioni) dell’immigrazione è ancora positivo. Sostenere regolarità ed integrazione non è un benefico solo per gli stranieri ma per tutto il Paese», ha documentato già un anno fa nel suo rapporto annuale la Fondazione di studi economici Moressa.
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