Il presidio
Bando per svuotare i campi nomadi. Protesta la Lega: «Sono soldi buttati»
Manifestazione del Carroccio in viale Marconi: «Perché il Comune paga le bollette dell’acqua ai sinti?» Pd e M5S saranno in piazza domani per difendere il progetto, che dipende dalla volontà delle famiglie
PRATO. Il Comune spenderà 72.000 euro per convincere le famiglie che occupano i campi nomadi di viale Marconi, via delle Pollative (Tavola), via Manzoni (Iolo) e via Traversa per le Calvane (San Giorgio a Colonica) a lasciare le case mobili per trasferirsi in case in muratura. Il denaro non finirà nelle tasche dei nomadi, ma servirà a pagare alcuni operatori (il bando è ancora aperto) che dovranno facilitare lo svuotamento dei campi.
Com’era prevedibile il progetto ha incontrato la decisa opposizione del centrodestra e ieri pomeriggio la Lega ha organizzato una manifestazione davanti al campo nomadi di viale Marconi, quello più grande, sotto lo sguardo vigile delle forze dell’ordine e degli stessi nomadi, che si sono piazzati ai tavolini del Bar Miraglia, dall’altra parte della strada. E che però non hanno voluto commentare o rispondere alla domanda che sorge spontanea: sono disposti, loro, a lasciare il campo? Altrimenti va da sé che, come sostiene il consigliere leghista Marco Curcio, quei 72.000 euro sarebbero soldi buttati. O meglio, farebbero contenti solo gli operatori che per 18 mesi saranno impegnati nell’opera di convincimento. «Risponderemo lunedì – spiegano i sinti seduti davanti al bar – Ora non possiamo parlare». Domani, infatti, è convocata per le 18 in piazza del Comune una contro-manifestazione promossa da Pd, M5S e alcune associazioni di sinistra dal titolo “Prato non sgombera, insieme contro l’antiziganismo”.
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Il consigliere Curcio non contesta solo i fondi stanziati per convincere le famiglie a lasciare i campi, ma anche i soldi spesi dal Comune negli ultimi cinque anni per i campi. Ha in mano un resoconto dal quale si ricava che il Comune ha speso 269. 000 euro, una parte dei quali per l’inclusione scolastica, ma oltre centomila euro per la fornitura dei bagni chimici e per il pagamento delle bollette dell’acqua.
«Perché il Comune dovrebbe pagare le bollette al posto di chi usa l’acqua? – si chiede Curcio – La quasi totalità di chi vive nei campi ha la cittadinanza italiana, perché a loro si pagano le bollette e a chi vive altrove non le si pagano? Negli ultimi 20 anni il Comune ha speso un milione di euro per i campi nomadi». Concetto ripreso dal senatore Manuel Vescovi, anche lui presente alla manifestazione, che promette di portare il caso in Parlamento. «Insomma – rincara la dose la capogruppo leghista in Consiglio Patrizia Ovattoni – Chi sta in questi campi deve avere gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri».
Per il Comune sono polemiche strumentali. L’idea della giunta è che il trasferimento delle famiglie nomadi vada affrontato come viene affrontata l’emergenza abitativa, che prevede un aiuto a trovare una nuova sistemazione ed eventualmente un incentivo all’uscita. Di questo bonus di uscita, però, non ci sono cifre ufficiali e anche i leghisti non sono riusciti a ottenerle.
I rappresentanti di rom e sinti però sembrano decisi a far valere le loro ragioni. «Viene detto che 72mila euro per convincerci a uscire dai campi sono un grave spreco in tempi di Covid – commenta Emanuele Piave, presidente dell’associazione Porrajmos – e che quei soldi potrebbero andare ai cittadini italiani invece che a degli immigrati irregolari. Che servono invece sgomberi immediati. Dobbiamo fare chiarezza: noi siamo italiani, e quei soldi non andranno nelle nostre tasche, ma serviranno ad assumere professionisti che seguano l’uscita delle famiglie dai campi. Campi nei quali siamo stati relegati e che da anni chiediamo di superare. Ci impegniamo con i nostri sforzi per uscirne, nonostante la discriminazione residenziale e lavorativa che subiamo, e non dobbiamo essere convinti».
Gli fa eco Ernesto Grandini, presidente dell’Associazione Sinti di Prato: «Uno sgombero costa centinaia di migliaia di euro per ogni campo, senza parlare dei costi ambientali, sociali e sanitari. È questo che propone la destra, rispetto a un bando da 72mila euro da dividere per quattro campi. Non saremo più il loro capro espiatorio. Non subiremo più la narrazione di quella politica che vuole dividere, stigmatizzare, discriminare. Per questo lunedì saremo in piazza, insieme a tante realtà associative, sindacali e politiche. Le nostre famiglie sono italiane da secoli, studiamo, lavoriamo e viviamo con gli altri cittadini, anche se tanti di noi non lo dicono per paura di perdere la casa o il lavoro. Siamo convinti che la nostra città, una delle più multietniche d’Italia, sappia fare della diversità e dell’inclusione una forza, che non avvalli l’anti-ziganismo e la retorica dell’odio».
Il banco di prova del progetto per lo svuotamento dei campi nomadi sarà il campo di via Manzoni a Iolo, nell’area dove dovrebbe passare la terza corsia della Firenze-Mare. Resta il dubbio sulle intenzioni delle famiglie, perché lasciare il campo significa trovarsi una casa in affitto o prendere un mutuo per acquistarla. Una scelta che molti potrebbero non essere disposti a fare.
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