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Prato

Tentano una truffa da 15 milioni: arrestati tre imprenditori pratesi

Una finanziera controlla le carte dell'inchiesta
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Una finanziera controlla le carte dell'inchiesta

La Procura di Firenze indaga sul fallimento di sette cooperative di facchinaggio. Obbligo di firma per tre professionisti, coinvolto anche un notaio

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PRATO. Tre imprenditori pratesi sono stati messi agli arresti domiciliari con l'accusa di aver tentato una truffa ai danni dello Stato per circa 15 milioni di euro in seguito al fallimento di sette società cooperative di facchinaggio e trasporto che avevano maturato debiti erariali per quasi 30 milioni di euro e dalle cui casse erano fuoriusciti circa 2,3 milioni di euro. I provvedimenti sono stati notificati dalla guardia di finanza di Firenze nell’ambito dell’operazione "Ben Hur". L'ordinanza di custodia è stata firmata dal gip Federico Zampaoli su richiesta del sostituto procuratore Christine Von Borries. Oltre ai tre imprenditori pratesi, è stato disposto l'obbligo di firma per tre professionisti, mentre un notaio fiorentino è stato interdetto per un anno dall'esercizio della professione.

L’attività investigativa, spiega la Finanza,, trae origine dalla denuncia per una presunta estorsione attutata ai danni di un notaio della provincia di Firenze dall’amministratore di una delle società cooperative. A seguito delle dichiarazioni rese dal denunciato, i preliminari accertamenti hanno fatto emergere un potenziale quadro di un articolato sistema di frode coinvolgente tre imprenditori dell’area pratese, i quali avrebbero di fatto rilevato nel tempo alcune società cooperative avvalendosi della collaborazione professionale del notaio e di altri tre professionisti, di cui due situati fuori regione. Intestate a prestanome e di fatto non più operanti, attraverso false dichiarazioni Iva, le società cooperative avevano maturato crediti rilevati come inesistenti per 15 milioni di euro, richiesti a rimborso all’Agenzia delle Entrate e ceduti ad una società milanese operante in un settore differente da quello delle cooperative, per una contropartita di circa 2,3 milioni di euro.

Su istanza del pubblico ministero, che procede in ordine a più di una ventina di episodi di reato riconducibili alla bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione nonché alla tentata truffa ai danni dello Stato, le società cooperative ricondotte ai tre imprenditori sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Firenze nel 2020, per esposizioni debitorie, perlopiù erariali, per un valore di quasi 30 milioni di euro e 2,3 milioni di euro distratti dalle casse.

Oggi, 3 giugno, è stata data esecuzione all’ordinanza con la quale sono stati sottoposti agli arresti domiciliari i tre imprenditori pratesi, all’obbligo di dimora nel comune di residenza e contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, più volte alla settimana, dei tre professionisti, mentre il notaio è stato interdetto dall’esercizio della professione per un anno.

Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari rileva che le indagini “hanno consentito di identificare con certezza gli indagati e di acquisire nei loro confronti gravissimi indizi di colpevolezza” e che il periodo massimo previsto per legge per l’interdizione del notaio deriva da “il numero cospicuo di atti e la loro rilevanza in relazione ai quali… risulta aver prestato la propria opera professionale, unitamente apprezzato alla spregiudicatezza con la quale risulta aver posto in essere la condotta” e che la circostanza della denuncia per estorsione “non vale ad elidere in quadro cautelare, potendosi, anzi, apprezzare come un tentativo di allontanare i sospetti”.

Le attività di indagine condotte dalla guardia di finanza fiorentina, sotto la direzione della Procura, hanno consentito di bloccare le richieste di rimborso dei 15 milioni di euro, in piena tutela degli interessi erariali.

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