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Perseguitata dal convivente: "Se ti ammazzo non lo saprà nessuno perché sei clandestina"
Dura condanna per maltrattamenti a un cinese di 32 anni: frustava la donna con una corda e le spengeva addosso le sigarette
PRATO. "Se ti ammazzo nessuno lo verrà a sapere, perché sei clandestina...". Questo diceva Shun Bingliang, cinese di 32 anni, alla sua convivente dopo averla picchiata per l'ennesima volta. Almeno fino al 27 luglio dell'anno scorso, quando fu arrestato per maltrattamenti. Ieri, 27 maggio, Shun Bingliang è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione, un po' più di quanto aveva chiesto il pubblico ministero Laura Canovai.
La vicenda che portò all'arresto e ora si è conclusa con la condanna del trentaduenne emerse nel luglio 2020 in seguito alla denuncia di una giovane donna cinese. La donna era finita all'ospedale coi segni di diverse contusioni e all'inizio raccontò di essere stata rapinata per strada. Successivamente è stata convinta a raccontare la verità, e cioè che a picchiarla, dall'ottobre 2019, era stato in realtà il suo convivente, anche lui senza permesso di soggiorno.
Quello che è emerso nel corso delle indagini racconta di un vero e proprio inferno domestico. All'imputato la Procura ha contestato di aver picchiato ripetutamente, per gelosia o per futili motivi, la sua convivente. Di averla presa a schiaffi, di aver usato una corda per frustarla, di averla presa per il collo fino al limite dello strangolamento, di averle spento le sigarette addosso, di averla costretta ad avere rapporti sessuali senza il suo consenso.
Il culmine di questo delirio fu toccato il 4 luglio 2020, quando l'uomo prese a pugni la giovane, la gettò sul letto e tentò di dare fuoco alle coperte con un accendino. Poi tento di sottoporla all'ennesimo abuso sessuale ma dovette desistere perché la donna accusò un malore. Fu portata in ospedale, fu giudicata guaribile in quattro giorni e raccontò della finta rapina. Le successive indagini hanno fatto emergere un'altra verità e hanno portato alla condanna del suo convivente, che da luglio è in carcere.
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