Il presidio
I lavoratori confermano: l’orditoio funzionava con la saracinesca alzata
È’ durata nove ore la perizia sul macchinario che è costato la vita alla giovane operaia Estratti i codici che saranno analizzati dal costruttore
prato. È durato più di nove ore, dalle 10 alle 19, il sopralluogo dei consulenti incaricati di esaminare l’orditoio dove lo scorso 3 maggio ha trovato la morte Luana D’Orazio, all’interno dell’Orditura Luana di via Garigliano a Montemurlo. Il consulente nominato dalla Procura, Carlo Gini, insieme a quelli della difesa e della famiglia, Pier Carlo Molta e Domenico Romaniello, hanno esaminato il macchinario, che è stato rimontato dai vigili del fuoco alla presenza dei tecnici del Dipartimento di prevenzione, ma le operazioni non sono state facili, perché sembra che l’orditoio non sia riuscito a completare il ciclo di produzione. I tecnici hanno comunque estratto i codici del macchinario, che saranno probabilmente analizzati dai tecnici della casa costruttrice Karl Mayer.
Il consulente della Procura dovrebbe consegnare entro la metà di luglio una relazione che risponda al quesito più importante, e cioè se i dispositivi di sicurezza dell’orditoio erano in funzione. Sull’esito negativo dell’accertamento la Procura sembra abbastanza tranquilla, perché non ci sono solo i rilievi tecnici, ma anche le dichiarazioni dei compagni di lavoro di Luana che, sempre secondo la Procura, avrebbero confermato che l’orditoio funzionava di norma con la saracinesca di sicurezza alzata. Con le accuse di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche sono indagati la titolare dell’orditura, Luana Coppini, e l’addetto alla manutenzione Mario Cusimano, difesi da Alberto Rocca, Barbara Mercuri e Stefano Camerini. —
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