Il Tirreno

Prato

la testimonianza  

Il compagno l’ha massacrata di botte. «È ancora libero, cos’altro deve farmi?»

Ilaria Bonuccelli
Un manifesto contro la violenza sulle donne
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Un manifesto contro la violenza sulle donne

Una donna racconta le continue violenze subite dall’uomo che amava, un artigiano insospettabile. Di recente l’episodio più grave: ricoverata con 82 giorni di prognosi dopo un volo contro l’armadio

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PRATO. La violenza arriva di notte, quando è ora di andare a letto. Ma Andreina (nome di fantasia, a tutela della vittima) la annusa da ore. Da quando entrano in casa di lei per dare da mangiare al cane. Il compagno vede un fiore. Non chiede nulla, si irrigidisce quando Andreina cambia l’acqua nella fialetta nella quale è immerso il gambo. Poi silenzio per tutto il giorno. La sera si coricano insieme. Ma c’è tensione. Andreina è agitata, non ha sonno. Si sposta sul divano. In sala vola un insetto. Il ronzio arriva in camera. È il pretesto che gli serve. La scusa che gli mancava. “Anche di notte ti chiamano i tuoi uomini”. Poi iniziano le botte. Dal divano al letto. E sul letto pugni, pugni, pugni. «Alla fine mi ha sollevato, gambe e braccia insieme. L’ho implorato: “Non mi far volare, non mi far volare. Invece mi ha scaraventato contro l’armadio”».

la falsa quiete

Poi, lui la raccoglie. “Adesso calmiamoci”. Le cambia anche la maglietta inzuppata di sudore, perché Andreina da qualche giorno ha la febbre. Calmiamoci, le dice. Come se la violenta fosse anche lei. E non lui che le procura lesioni al rene e al fegato. Quasi la uccide. C’è un referto di 82 giorni, al momento. E un’accusa di lesioni gravissime. Ma è ancora libero. Vive a due chilometri da Andreina e non ha alcuna misura cautelare. La può avvicinare senza problemi. Aggredirla di nuovo, se gli va.

«I carabinieri – racconta Andreina – mi dicono che devo avere pazienza perché la faccenda è lenta. L’avvocato mi ha detto: “Se pensa che questa sia una cosa veloce si sbaglia”. Ma perché almeno non gli danno il divieto di avvicinarsi a me? Io sono terrorizzata. Che cosa deve fare un uomo per avere un divieto di avvicinamento a una donna? La deve uccidere? Come me c’è quasi riuscito. Me lo ha detto anche il maresciallo dei carabinieri: “Ho visto tante donne vittime di violenza, ma mai ridotte nelle sue condizioni”».

non ti ho mai toccata

Eppure lui, l’imprenditore, l’artigiano con un’attività fiorente a Prato, nega di averla mai sfiorata. Anche di fronte al referto del pronto soccorso. Alla prognosi di 40 giorni che poi diventa di 82 perché la guarigione non arriva: «Gli ho mandato un messaggio per dirgli: “Ti rendi conto come mi hai conciata?” E lui mi ha risposto? “Ma che dici? Io non ti ho mai toccata con un dito. Non ho mai picchiato una donna in vita mia. Ti sarai buttata su un fianco due o tre volte per procurarti quelle lesioni. Ma Tac ed ecografia rivelano che queste lesioni non sono auto-inflitte». Anche in ospedale non hanno dubbi. Ma qui Andreina non arriva subito. Dopo il pestaggio serale, lui la vuole a casa con sé. La mattina dopo la convince pure ad andare a fare una passeggiata.

credi di poterlo

cambiare

«So che molti mi chiedono perché non me ne sono andata, perché non l’ho denunciato prima. Bisogna viverle le storie di violenza. Io da lui sono stata dipendente affettivamente. Non riuscivo a lasciarlo. Lo so ora che sono seguita da psicologici. Me ne rendo conto. Mi ha picchiata e sono tornata. Sono stata altre volte al pronto soccorso per le botte. Una volta ho anche detto la verità: è stato perfino attivato il Codice rosa (il percorso protetto per le vittime di violenza, ndr). Ma quando è arrivato il maresciallo dei carabinieri gli ho detto che non lo volevo denunciare. Pensavo che se gli avessi dato di più, se avessi fatto di più forse lui si sarebbe attaccato di più a me. E sarebbe cambiato».

Invece non è così. Ci sono le botte, altre volte. Un giorno mentre Andreina tenta di andarsene di casa: un colpo sul braccio, che sbatte contro il pomello della porta. Poi lei viene buttata a terra. Un’altra volta, i colpi sulla spalla ferita in un incidente stradale. E altra ordinaria violenza. Fino alla notte dell’armadio.

a rischio della vita

«Per alcuni giorni sono andata avanti. Sentivo un dolorino al fianco, ma lo ignoravo. Pensavo agli strascichi dell’influenza. Ma poi sono andata dalla mia dottoressa. Le ho raccontato quello che era accaduto. Mi ha ordinato subito un’ecografia. L’ho fatta a pagamento. Il medico è rimasto scioccato. Ha chiamato un collega: “Corri, vieni a vedere”. Mi sono preoccupata: “Cosa mi succede? Che cosa ho?”. La risposta è stata secca: “Signora lei è viva per miracolo. Corra al pronto soccorso: ha un rene lesionato con un ematoma di 4 centimetri; un focolaio con 5 ematomi e il fegato lesionato con un ematoma di 1,8 centimetri”. Nel tragitto dal centro al pronto soccorso mi hanno chiamato tre volte: “Signora, dov’é?”; “Signora a che punto è?”; “Signora è arrivata?”».

All’ospedale la preoccupazione è identica: Andreina viene ricoverata per alcuni giorni, poi inviata a casa con l’obbligo di restare a letto o al massimo di spostarsi sul divano. «Due mesi in prigione sono stata, io. E lui ancora libero. Poi ci chiedono perché le donne ritirano le denunce? Ce l’ho io la risposta. Perché chi le minaccia, chi le seduce, chi cerca di convincerle a ritirare le denunce è libero. Loro non cambiamo e noi moriamo. Perché non siamo protette».


 

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