Italia
Presi non solo gli oppositori ma anche gli operai in sciopero
CARMIGNANO. A Prato e dintorni la caccia all’uomo iniziò il 7 marzo 1944: 132 arrestati e poi deportati. Nell’empolese furono 111, a Firenze 84. E non furono solo oppositori politici oppure operai che avevano partecipato allo sciopero organizzato nell’Italia occupata dal Comitato di liberazione nazionale, su iniziativa del Partito Comunista. Tra chi fu preso c’erano molti semplici passanti. Martiri per un futuro migliore.
«Ecco – dice il sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti – l’anima di una comunità è anche la memoria: quella che porta con sé valori da far propri nella vita di tutti i giorni». Ricorda la festa dell’Europa, il cui progetto, «pur con tutti i suoi limiti, ha permesso decenni e decenni di pace». E si sofferma sulla possibilità di scegliere da che parte stare. «Queste otto pietre, che sono anche otto storie a cui abbiamo dato voce – conclude – ci ricorderanno ogni giorno qual è la scelta giusta».
Dietro a lui ci sono gli stendardi dell’Anpi e dell’Aned, le associazioni degli ex deportati e dei partigiani. C’è il vicesindaco di Poggio a Caiano, Giacomo Mari, che evoca la «libertà brutalmente offesa» e «le pietre angolari della Costituzione che queste pietre d’inciampo sorreggono». Gli fa eco il primo cittadino di Capraia e Limite, Alessandro Giunti: «Di fronte a chi, ancor oggi, tenta di riscrivere la storia è bene ricordare chi fu martire della Costituzione».
Magari inconsapevolmente. Nei lager tedeschi non finirono solo ebrei, ottomila dall'Italia. Gli italiani deportati furono per lo più ex militari che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 non vollero arruolarsi con i tedeschi e la Repubblica di Salò: settecentomila, tra questi anche il carmignanese Corrado Capecchi, di cui il Tirreno ha raccontato la storia più di venti anni fa, deportato nel nord-ovest della Germania tra Hannover e Braunschweig, sopravvissuto ma scomparso nel 2006.
Altri centomila furono lavoratori coatti, usati nelle fabbriche tedesche. E poi per l’appunto i deportati politici: più di 27 mila, antifascisti, partigiani, resistenti, scioperanti del marzo 1944 che con mezzo milione di persone fu la prima opposizione di massa esplicita al fascismo. A Prato lo sciopero cominciò il 4 marzo e con Firenze e Empoli fu tra le città toscane più coinvolte. Le reazioni di nazisti e fascisti furono immediate, con le milizie della Repubblica sociale e i carabinieri. Tra i rastrellati pratesi quasi nessuno aveva trascorsi da militante.
E l’8 marzo 1944 partì da Firenze il primo convoglio: 597 persone (341 i toscani) rinchiuse in carri bestiame sigillati. Una targa a Santa Maria Novella lo ricorda. Il treno arrivò l’11 marzo a Mauthausen. Dei 132 pratesi sopravvissero solo in 18 (altri 46 nel resto della Toscana): tra questi due degli otto carmignanesi. Tutti gli altri morirono. —
W.F.
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