Il presidio
Il vescovo accusa: «Qualcuno si prenda la responsabilità»
Monsignor Tardelli alla Festa della Croce: «Non si può morire così nel 2021» Duri i sindacati: «La tecnologia si arresta sulla soglia di fabbriche e stanzoni»
prato. Non si può morire di lavoro, così, nel 2021. Lo ripetono tutti, come succede sempre dopo una tragedia di questo tipo. Lo dice con grande forza il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, che ieri proprio a Montemurlo ha celebrato la Festa della Santa Croce. «Nel 2021 non si può morire così sul posto di lavoro – ha detto il presule – Non voglio fare processi a nessuno ma qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di questa tragedia».
In precedenza lo aveva detto anche il sindaco di Montemurlo Simone Calamai: «Mi fa ancor più male sapere che questa ragazza era diventata da poco madre di un bambino, un pensiero che mi lascia davvero sgomento». E ancora: «Le morti bianche spezzano all’improvviso sogni e progetti di vita e sono davvero inaccettabili. La salute e la sicurezza sul lavoro vanno perseguite tramite una cultura della prevenzione che si crea, innanzitutto, con la formazione e l’informazione. La prima protezione è la consapevolezza del rischio».
Ancora più duri i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. «È inconcepibile – scrivono – continuare a morire sul lavoro. È ancor più inaccettabile la morte di lavoratori giovanissimi, oggi di una giovanissima madre. Se le cause della tragedia saranno all’esame dell’autorità competente» non si può «non rilevare che ancor oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza».
«È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni – accusano i sindacati – Dove si continua a morire e dove, troppo spesso, la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo invece che una condizione imprescindibile. La tragedia di stamani – ricordano i sindacati – è il secondo incidente mortale sul lavoro nella nostra zona dall’inizio dell’anno. Ed è il secondo che ha come vittime lavoratori giovanissimi. La morte di due ventenni nell’arco di tre mesi deve far riflettere sugli investimenti operati in termini di formazione e di acquisizione di competenze». I sindacati starebbero pensando a una manifestazione per venerdì.
«A 22 anni si ha una vita davanti, a 50 si ha una famiglia alle spalle, in tutte le età si hanno progetti e sogni da realizzare. Morire ancora sul lavoro non accettabile – ha ribadito Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil – Quasi ogni giorno, una lavoratrice, un lavoratore si reca al lavoro e non fa più ritorno a casa. Certo poi ci sono le verifiche, le inchieste, le multe, i risarcimenti, ma la vita non si può risarcire o monetizzare». —
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