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l’emergenza coronavirus 

Prato e la Toscana tornano in giallo ma l’epidemia Covid non molla la presa

Prato e la Toscana tornano in giallo ma l’epidemia Covid non molla la presa

Sono 121 i nuovi contagiati in provincia e l’incidenza settimanale resta sopra quota 300, caso unico in Italia

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prato. Nel giorno in cui la Toscana, e anche Prato, ricevono da Roma la conferma che da lunedì si tornerà in zona gialla, arriva una cattiva notizia e una un po’ meno sul fronte dell’epidemia Covid.

La cattiva notizia è che la curva epidemica resta alta, con 121 nuovi contagiati e un’incidenza settimanale sulla popolazione che si mantiene ben oltre quota 300 (309 per la precisione, rispetto ai 310 del giorno prima). L’altra è la tendenza alla riduzione del numero delle vittime in corso ormai da qualche giorno. Ieri se ne è aggiunta una, Garimeta Gentile, un medico in pensione di 87 anni premiato per aver soccorso col gommone numerose persone durante l’alluvione di Firenze del 1966. Il medico è morto all’ospedale Santo Stefano e si tratta della vittima 490 dall’inizio dell’epidemia.

Difficile ancora stabilire se questo calo possa dipendere dall’elevato numero di anziani vaccinati, una correlazione che potremmo capire solo tra qualche giorno. Il totale dei contagiati raggiunge quota 19.968. Scende il numero dei ricoverati a livello regionale.

Il confronto con le altre province toscane sull’incidenza giornaliera dei casi è molto pesante. A fronte di una media regionale di 27 casi ogni centomila abitanti, Prato ne ha quasi il doppio (47). Siena si ferma a 37, Firenze a 30, Pistoia a 29. Questo significa che la provincia di Prato, che da giorni è la peggiore d’Italia in base a questo parametro, anziché recuperare posizioni, aggrava la sua situazione. Ciò nonostante, da Roma ieri è arrivato il via libera alla zona gialla e Prato seguirà la sorte della Toscana.

A livello nazionale, come si diceva, la provincia laniera resta la peggiore per incidenza settimanale in rapporto alla popolazione, 309 ogni centomila abitanti. Nella mappa di Lab24, l’osservatorio del Sole 24 Ore sulla pandemia, al posto di Prato resta una macchia rosso scuro, più scuro di tutto il resto, visto che nessun’altra provincia negli ultimi sette giorni ha superato la soglia di 300.

Una situazione che si riflette sull’ospedale, dove risultano ancora occupati tutti i 154 posti letto dell’area Covid e 18 su 20 in Terapia intensiva Covid. Tutti occupati anche i posti alle cure intermedie (Melagrana di Narnali, ex Malattie infettive del vecchio ospedale, Centro Covid Pegaso di via Galcianese).

Ma il sindaco Matteo Biffoni su questo mostra un cauto ottimismo. Nel corso di una diretta Facebook ieri pomeriggio ha spiegato che la pressione sull’ospedale è alta ma in via di miglioramento. «Se poi mi dicono che l’ospedale non ce la fa – ha aggiunto – vado anche da Draghi per chiedere le chiusure».

Biffoni ha tenuto a spiegare di nuovo che cosa può fare un sindaco e che cosa non può fare, riprendendo quanto detto ieri dal presidente della Regione Eugenio Giani: «A Prato in questo momento non ci sono focolai, se ci saranno interverremo. Il sindaco non è un dittatore. Posso fare ordinanze contingibili e urgenti ma non per l’intera città».

Il sindaco ha poi sventolato alcuni fogli coi numeri di ottobre e novembre. «Dal 25 ottobre al 24 novembre – ha detto – non siamo mai scesi sotto i 137 positivi al giorno, con punte oltre i 300. Io lanciavo l’allarme e qualcuno mi disse che esageravo. Ora però la situazione sta migliorando e, ripeto, sul colore della Regione decide il presidente della Regione insieme al governo». Sulla questione del coprifuoco ha spiegato che non ci sarà fino al 31 luglio perché le misure saranno aggiornate periodicamente e si spera che possano essere allentate. «Abbiate cura di voi – ha concluso Biffoni – perché c’è ancora da pedalare». —

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