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I sostegni arrivano a tempo di record ma a molte aziende non basteranno
Quasi 3.000 domande accolte. Situazione molto diversa tra i ristoranti: "Siamo aperti per baloccarci, più che di sostegni abbiamo bisogno di lavorare"
PRATO. Sono 2.815 le domande accettate, 12milioni 737mila euro l’ammontare complessivo dei sostegni economici. È la quantità di denaro che indica l’Agenzia delle entrate come contributo alla ditte e partita Iva in difficoltà di Prato e provincia in base al decreto legge dello scorso 22 marzo. Le domande per il sostegno alle ditte, spesso esercizi commerciali e ristoratori, erano partite il 30 marzo e questa volta, in tempi si direbbero rapidi: la comunicazione degli stanziamenti è arrivata venerdì scorso.
Facendo una media andrebbero 4.500 euro circa a testa. Ma non è proprio così: il sostegno andrà in base al fatturato prodotto nel periodo pre-Covid e alla dimensione della impresa. A Prato, la situazione dei ristoratori è a macchia di leopardo. C’è chi ha già ricevuto i finanziamenti a fondo perduto a novembre e dicembre scorsi e regge alla situazione e chi si trova, invece, nelle sabbie mobili di mancanza di liquidità. I sostegni economici dovrebbero essere erogati già nei prossimi giorni.
«Considero la mia situazione una di quelle non preoccupanti – esclama Mirko Giannoni del ristorante Pepe Nero – certo il fatturato è sceso del 55 per cento in un anno, ho 12 dipendenti in cassa integrazione, ma avendo i locali di proprietà reggo la botta. L’asporto va benino, anche se dopo Pasqua è rallentato. L'unico introito per adesso è questo. Con una attività di 20 anni, riusciamo a tenere la situazione». Il ristorante Tesoro, via Ferrucci, cucina cinese e giapponese, ammette tutte le difficoltà.
«L’asporto non dà modo di reggere alla situazione. Abbiamo quattro dipendenti in cassa integrazione, a volte a pranzo incassiamo cifre irrisorie come 20, 50 euro. Impossibile resistere», dicono i titolari del locale. Più o meno la stessa musica anche per "A casa Gori", centrale piazza Sant'Agostino. Maurizio Gori non si dilunga: «Facciamo un po’ di asporto nel fine settimana. Durante la settimana non conviene. I dipendenti sono in cassa integrazione , ristori e sostegni non danno modo di reggere». In piazza del Collegio, "Che ciccia c'è", bistecche di chianina e carni non si fanno più da settimane. «Siamo aperti per baloccarci – confessa Marco Ciardi – l’asporto nel nostro caso è irrilevante. I dipendenti sono in cassa integrazione. Più che sostegni abbiamo bisogno di riaprire e lavorare».
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