Il Tirreno

Prato

Rivolta alla Dogaia, indagati per resistenza 42 detenuti

La polizia davanti alla Dogaia durante la rivolta del 9 marzo 2020
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La polizia davanti alla Dogaia durante la rivolta del 9 marzo 2020

Il 9 marzo 2020 protestarono per le limitazioni ai colloqui, ora rischiano condanne da tre a 15 anni

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PRATO. E' arrivato dopo un anno il conto ai detenuti che il 9 marzo 2020 parteciparono ai disordini all'interno del carcere della Dogaia per protestare contro le limitazioni imposte dal governo ai colloqui coi familiari. Era l'inizio del primo lockdown e negli istituti di pena italiani, da nord a sud, nacque un movimento di rivolta che in certi casi è costato anche la vita ad alcuni detenuti. Ora 42 detenuti della casa circondariale di Prato hanno ricevuto un avviso di chiusura indagini nel quale si ipotizza il reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Non è una cosa da poco, perché non si tratta della "solita" resistenza dopo un controllo per strada. L'articolo 339 del Codice penale prevede una pena da 3 a 15 anni di reclusione.

I 42 indagati sono italiani, nordafricani, albanesi e nigeriani, tutti detenuti comuni. La Procura contesta loro anche l'uso delle armi (spranghe di legno ricavate da alcuni tavolini), la distruzione delle telecamere di sicurezza, l'incendio di alcuni materassi nelle celle, l'aver accatastato le brandine per fare una sorta di barricata all'ingresso della quarta sezione, dove in precedenza avevano sparso olio sul pavimento per ritardare l'intervento degli agenti di custodia. Tentarono anche di aprire un cancello, dove rischiò di rimanere bloccata la comandante della polizia penitenziaria, Barbara D'Orefice, prima dell'intervento di un ispettore.

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