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La benedizione delle case ai tempi del Covid
Qualche mugugno a Galciana, dove don Luca non ha rinunciato alle visite. Altri parroci hanno preferito il kit “fai da te”
PRATO. In principio erano il diavolo e l’acquasanta, parafrasando una pellicola diretta da Sergio Corbucci. Nel 2021 vennero il Covid e l’acquasanta, con la pandemia che mette a dura prova anche le migliori tradizioni cristiane. Pasqua con il Covid, la seconda. Ma a differenza del 2020, qualcosa si può salvare del rito della benedizione pasquale. Qualche mugugno si è creato fra gli abitanti di Galciana perché qui don Luca Rosati non ha voluto rinunciare al rituale gesto “in presenza” con veloci passaggi fra le abitazioni.
Altre parrocchie, come San Pio X alle Badie o La Resurrezione, hanno lanciato il kit “fai da te” distribuendo bottigliette d’acqua santa con tanto di preghiere da recitare a casa. Tradizioni che cambiano pelle e cercano di resistere in tempo di pandemia. Benedizione in corso in quel di Galciana dove don Rosati sta finendo di girare fra cinquemila nuclei familiari ma senza entrare nelle case. «Il nostro parroco si ferma al portone oppure sui pianerottoli, osservando scrupolosamente tutte le regole – racconta la collaboratrice Elisabetta Degli Innocenti – Dispiace che ci si aspettassero altre modalità nella benedizione ma il nostro parroco è “alla vecchia maniera”».
Diversa la musica alla parrocchia San Pio X delle Badie. Qui padre Petre Tamas rinvia a tempi migliori la pratica della benedizione. In questo caso quindi il “don” rimane quindi fuori dalle case. «Sono già state distribuite 400 boccettine di acqua santa. La benedizione nelle case è rimandata a quando le condizioni lo consentiranno, su richiesta delle famiglie. Il tempo è sacro – ricorda il parroco – e del resto un sacerdote viene chiamato a benedire non i muri delle abitazioni ma le persone. Per una questione di “sensibilità” si è preferito evitare ogni forma di assembramenti sulle strade e ai portoni».
Don Tamas è uno di quelli che ha puntato sui mezzi di comunicazione alternativa per mantenere vivo il contatto con i fedeli. Come la messa all’aperto con i parrocchiani che pregano in cortile e lui che celebra con il megafono dall’altare. Un compromesso tra la benedizione in vecchio stile e il “fai da te” lo ha trovato don Aldo Mauri. Il parroco della Resurrezione ha fatto scorta di 1.500 “fialette” di acqua benedetta. Ogni giorno, dalle 19 alle 19.30, convoca le famiglie del quartiere suddivise per stradario: mezz’ora di riflessione e preghiera e dopodiché, a ciascun nucleo, viene consegnata una bottiglietta con l’immagine di Cristo risorto.
«Non mi sembrava giusto andare nelle case. La nostra chiesa è grande, può ospitare fino a 200 persone. Non ne abbiamo mai più di 40». Certo, altri tempi quando il parroco bussava alla porta con l’aspersorio per benedire. Don Helmut Szeliga della parrocchia di San Giusto ci ha provato, a distanza. «Una bella esperienza dal punto di vista pastorale. Ho visto tante persone pregare davanti alla propria abitazione, tutte con la mascherina. Tante storie di dolore, di chi ha perso i genitori per colpa del Covid e non ha potuto salutarli. C’è tanto bisogno dei ristori della persona». —
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