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Ristoratori infuriati «Dal 15 aprile vogliamo aprire anche a cena»

Ristoratori infuriati «Dal 15 aprile vogliamo aprire anche a cena»

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prato. Dai ristoratori pratesi arriva l’ennesimo grido di dolore e un ultimatum: «Dopo la metà di aprile non accetteremo altre chiusure, pretendiamo di riaprire anche a cena col servizio al tavolo». Lo afferma Renzo Bellandi, presidente provinciale della Fiepet Confesercenti, il sindacato dei pubblici esercizi, che raccoglie una buona parte delle attività presenti in provincia.

«La zona rossa unita al rafforzamento delle restrizioni fino a Pasqua – dice Bellandi – rappresentano un nuovo e ulteriore grave trauma economico e psicologico per le nostre imprese. Non c’è più tempo. Le aziende, dopo ormai dodici mesi di start and stop, sono al limite come è evidente a tutti».

«Le previsioni fatte sul Decreto Sostegni parlano di ristori pari al 5% delle perdite, quindi una goccia nel mare – insiste Bellandi – Inoltre anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7% del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020. Tutti noi crediamo che sia fondamentale tutelare e salvaguardare l’aspetto sanitario, ma dopo il periodo pasquale, e passata la metà di aprile, non accetteremo più ulteriori chiusure, rispettando le regole e con l’adozione dei protocolli di sicurezza, costruiti in questo anno, pretendiamo di riaprire tutte le nostre attività e i ristoranti, anche a cena con il servizio al tavolo».

Di qui le conclusioni del presidente Fiepet Confesercenti Prato: «È il tempo di fare programmi precisi e non i soliti provvedimenti dell’ultimo minuto, non possiamo più vivere alla giornata. Le nostre imprese hanno la necessità di programmare il lavoro dei prossimi mesi. Ci aspettiamo quindi per i nostri settori una moratoria dei finanziamenti per tutto il 2021, oltre al reinserimento del credito d’imposta per gli affitti. Vogliamo poter lavorare applicando le regole e i protocolli di sicurezza approvati, chiediamo rispetto e dignità per il nostro lavoro. In mancanza di un piano per le riaperture, non possiamo assistere alla perdita e scomparsa silenziosa delle nostre aziende, degli investimenti e del lavoro di tutta una vita”». —

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