Il presidio
È morto Giannetto Guarducci Addio al decano degli avvocati
Il penalista aveva 94 anni ed era ricoverato per le complicazioni del Covid Testimone dei fatti che hanno segnato la storia di Prato, aveva iniziato nel 1953
prato. Ci ha lasciati ieri un signore del Foro, l’avvocato Giannetto Guarducci, decano dei penalisti pratesi, punto di riferimento di tanti colleghi più giovani, testimone e in certi casi protagonista di fatti che hanno segnato la vita della città nell’ultimo mezzo secolo.
Guarducci aveva 94 anni e da un paio di settimane era ricoverato in ospedale per le complicazioni provocate dal Covid. Ha lottato fino all’ultimo e poi si è dovuto arrendere, confortato dai familiari, seppur nei limiti imposti dalle restrizioni della pandemia.
Aveva cominciato a frequentare le aule di giustizia nel lontano 1953 ed era iscritto all’albo di Prato dal 1969. All’epoca fu uno dei 54 avvocati a lasciare l’albo di Firenze per iscriversi al neonato albo di Prato. «Era dotato di una grande preparazione professionale, – dice di lui il presidente dell’Ordine Maurizio Betti – una grande e raffinata facoltà oratoria e una capacità di attirare l’attenzione degli ascoltatori, affascinati dalle sue argomentazioni». Guarducci era certamente un avvocato della vecchia scuola, non solo per ragioni anagrafiche.
«Era certamente un grande oratore - lo ricorda la collega Costanza Malerba – Nato col vecchio Codice, aveva un grande intuito sull’interpretazione dei fatti, al di là dell’interpretazione della norma. Una sorta di mentalità da investigatore più che da avvocato. Ricordo che quando ho iniziato era una delle prime donne penaliste. Lui mi ha sempre dato il suo sostegno e non mi ha mai fatto mancare i suoi consigli».
Alla metà degli anni Settanta Guarducci fu tra i protagonisti di una vicenda dolorosa, il rapimento di Piero Baldassini, figlio dell’industriale Dino, di cui era grande amico. Insieme al collega Paolo Cappelli, fu lui a incaricarsi di consegnare il riscatto, 700 milioni di lire, ma Piero venne comunque ucciso dai rapitori dell’Anonima sarda.
Oltre all’impegno nelle aule di giustizia, Guarducci sarà ricordato come un uomo di sport. D a giovane aveva giocato a calcio nel Livorno, successivamente lo troviamo tra i fondatori dello Sporting Club di via Firenze. Duraturo il suo rapporto col Prato calcio, fin dall’epoca della gestione Baldassini e poi con la presidenza Toccafondi, tanto che era tuttora il presidente onorario della società. È stato anche tra i fondatori del Golf Club delle Pavoniere, di cui per un certo periodo è stato presidente.
Come tanti colleghi della sua generazione, non aveva alcuna voglia di andare in pensione e di ritirarsi nella casa che aveva a Gonfienti. Insieme ai figli Enrico e Andrea, che hanno seguito le sue orme, ha continuato a esercitare, anche se più sporadicamente, fino alla soglia dei 90 anni. Poi le sue condizioni di salute si sono aggravate ma fino all’ultimo è rimasto lucido.
Il Covid è stato il suo ultimo nemico, aggravando qualche acciacco precedente. Da un paio di settimane Guarducci era ricoverato nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano, dove i familiari gli hanno fatto sentire la propria vicinanza. Ieri mattina la malattia ha avuto la meglio. I funerali saranno celebrati in forma privata. —
P.N.
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