Il Tirreno

Prato

L’emergenza coronavirus 

Covid, risalgono i contagi: sei decessi Addio allo spedizioniere Carlo Galardi

P.N. - V.T.
Covid, risalgono i contagi: sei decessi Addio allo spedizioniere Carlo Galardi

Tra le vittime anche un cinese di 51 anni. Posti esauriti a Terapia intensiva, cambia il pronto soccorso La Regione chiarisce il giallo dei vaccini: una parte era destinata ai comuni della provincia di Firenze

4 MINUTI DI LETTURA





prato. Il coronavirus a Prato non dà tregua e ieri si è registrata una ulteriore impennata di casi e di vittime. I nuovi contagi sono 113, col totale che sale a 15.272. Le vittime sono sei, che portano il totale a 370 dall’inizio dell’epidemia. Tra i decessi c’è anche quello di un uomo cinese di 51 anni residente a Prato, Zhou Chunmei, la seconda vittima orientale della pandemia e tra le più giovani in assoluto. Era relativamente giovane anche Gabriele Piacenti, 64 anni, originario di Vernio. Nell’elenco figura anche Carlo Alberto Galardi, 87 anni, ex spedizioniere doganale titolare della Cad 93. Carlo Alberto era il padre di Luigi Galardi, presidente dell’Associazione sport per Prato, e il nonno della pallanuotista del setterosa azzurro Giuditta Galardi. Esposto alle cappelle della Misericordia, oggi alle 10 sarà celebrato il funerale nella chiesa di San Bartolomeo. «Mio padre è sempre stato uno spedizioniere doganale – lo ricorda il figlio Luigi – e l'Interporto era come casa sua. Ha lavorato fino a due anni fa alla Cad 93 (centro assistenza doganale) e faceva le pratiche doganali per tutti. Dal tessile all'alimentare, gestiva qualsiasi merce che doveva uscire o entrare dalla nostra città. Ha visto passare tutto il made in Prato».

Le altre vittime sono Piero Bagni, 83 anni, Diva Nencini, 88 anni, di Prato, e Attilio Giusti, 79 anni, di Carmignano.

Dei 113 nuovi casi, 87 si registrano a Prato, ben nove a Carmignano (che nei giorni scorsi aveva registrato un’impennata preoccupante), nove a Montemurlo, tre a Poggio a Caiano, tre a Vaiano, uno a Vernio e uno a Cantagallo.

Ospedale sotto pressione. Dopo il blocco di quattro ore del pronto soccorso, mercoledì, il Santo Stefano è ancora sotto pressione. Ieri la Terapia intensiva Covid era al completo (20 posti occupati su 20) e nell’area Covid erano rimasti solo sei posti. La direzione dell’ospedale ha deciso di ripristinare l’Osservazione breve intensiva al pronto soccorso (12 posti da ricavare nel reparto di Geriatria) per evitare l’affollamento che ha provocato il blocco di mercoledì.

Il ricordo delle vittime. Ieri in tutti i comuni della provincia è stato osservato un minuto di silenzio nella giornata nazionale per le vittime del Covid-19. «Un pensiero particolare va ai nostri 364 concittadini che hanno perso la vita a causa del virus» ha detto il sindaco Matteo Biffoni, citando il numero delle vittime di mercoledì, che nel frattempo purtroppo è ulteriormente salito.

I volontari vogliono i vaccini. In attesa, senza certezze. È la sorte di 150 volontari della Croce d’Oro di Prato che non sanno ancora quando sarà loro somministrato il vaccino antiCovid. Si tratta di persone che svolgono vari servizi all’interno dell’associazione di via Niccoli e che ogni giorno si ritrovano in prima linea per contrastare la pandemia. C’è chi guida le ambulanze, chi presta primo soccorso sulle strade ai feriti e chi si occupa dei servizi di trasporto sociale. Finora sono state vaccinate solo 20 persone all’interno della Croce d’Oro di Prato. «Di fatto è stato rispettato soltanto il primo elenco di vaccinazioni» spiega il presidente Alessandro Coveri. «Sulla seconda e terza lista non ci sono ancora date certe. E così ci ritroviamo con 150 volontari di tutte le sezioni della Croce d’Oro che continuano ad aiutare il territorio senza però essere tutelati dal rischio contagio». La Croce d’Oro così si affianca e rilancia l’appello mandato dalle Misericordie dell’area pratese che si ritrovano con 700 confratelli e consorelle in attesa di vedersi somministrata la prima dose di vaccino. «Qui si parla di persone in prima linea« prosegue Coveri. «Quando c’è un incidente andiamo a soccorrere il ferito, ma non possiamo sapere se ha il Covid. Ed esporre un volontario al rischio contagio, significa portare il virus in associazione e di conseguenza nelle famiglie dei nostri iscritti».

Vaccini, chiariti i numeri. A proposito di vaccini, ora c’è un po’ più dichiarezza sui numeri che riguardano Prato. Nei giorni scorsi avevamo sottolineato il fatto che Prato risulta essere la provincia meno vaccinata in Toscana, e questo viene confermato.

C’era un ulteriore problema. Stando al numero dei flaconi arrivati alla farmacia dell’ospedale fino a lunedì (7.772 Pfizer-Biontech, 1.563 Moderna, 5.897 Astra Zeneca) sembrava che alla provincia fossero destinate oltre 50.000 dosi, mentre ne sono state somministrate (tra prime e richiami) meno di 26.000.

Ora Claudio Marinai, responsabile regionale delle farmacie per conto della Regione, è in grado di risolvere il “giallo”. Anche i quasi 8.000 flaconi Pfizer, che sembravano tutti spettanti a Prato, sono stati in realtà distribuiti in alcuni comuni della provincia di Firenze, in base al piano vaccinale della Regione. Nessun mistero dunque, anche se resta il problema del basso numero di dosi somministrate a Prato in rapporto alla popolazione e la scarsità del vaccino. La situazione dovrebbe migliorare presto. Le 50.000 dosi Pfizer che arrivano ogni settimana in Toscana, dovrebbero diventare 100.00 in aprile e 200.000 a maggio. Queste le previsioni, poi bisognerà verificare sul campo. —

P.N. - V.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera