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STUPEFACENTI 

La marijuana dei cinesi esportata in Olanda

P.N.
La marijuana dei cinesi esportata in Olanda

I carabinieri scoprono un’altra piantagione di cannabis e sequestrano oltre 50 chili di droga: tre in manette

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prato. Un tempo era l’Olanda che esportava marijuana verso l’Italia. Ora, grazie ad alcuni “coltivatori” cinesi di Prato trapiantati in Veneto, è l’Italia che esporta marijuana nel paese dei tulipani. È questo l’aspetto più sorprendente dell’indagine dei carabinieri che ha portato ad altri tre arresti nel comune di Lendinara, in provincia di Rovigo, dopo quelli eseguiti all’inizio di novembre, come ha spiegato il tenente colonnello Riccardo Marchi nel corso di una conferenza stampa.

In manette sono finiti Wang Sundong, 29 anni, Li Ding, 42 anni, e Chen Hui, di 41 anni. Li e Chen sono cugini di altri due cinesi arrestati in precedenza per lo stesso motivo, cioè aver impiantato una coltivazione di marijuana nel Polesine. Sono clandestini, ma arrivano tutti da Prato, e con Prato facevano la spola non solo per andare a trovare i parenti. Lunedì, quando i i carabinieri hanno fatto irruzione in un casolare di Lendinara e hanno sequestrato 51,5 chili di marijuana pronta per lo spaccio e 193 chili di piante in produzione per un valore complessivo stimato in 934.000 euro, i tre custodi della piantagione hanno provato a scappare dalla porta di servizio, scalzi e in mutande, ma hanno trovato i militari ad aspettarli. L’operazione fa seguito a quelle messe a segno il 3 e il 7 novembre, quando furono arrestate undici persone (nove cinesi e due italiani).

Il valore complessivo della marijuana sequestrata da novembre a oggi ammonta secondo i carabinieri a due milioni e 720mila euro. Una parte era destinata alla piazza pratese ma un’altra parte abbastanza consistente sarebbe stata spedita in Europa, soprattutto in Olanda. Il casolare scoperto lunedì era attivo dal 5 luglio 2018 e si stima fosse in grado di produrre 50 chili di marijuana ogni due mesi per un totale di 750 chili, venduti a 4. 000 euro al chilo, per un giro d’affari complessivo di tre milioni di euro. Da più di due anni, dopo aver preso in affitto il casolare da un italiano, i tre coltivatori di marijuana, si erano allacciati abusivamente alla rete dell’energia elettrica. I carabinieri calcolano che l’impianto da 180 kilowatt necessario per mantenere una temperatura di 30 gradi nella serra succhiasse corrente per cento euro al giorno. Di conseguenza sarebbe stata rubata energia elettrica per circa 90.000 euro.

Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Francesco Zamponi, ha spiegato che nel corso delle indagini sulla marijuana nel Polesine sono stati sequestrati 200 chili di droga e 2.400 piante. —

P.N.

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