Italia
Una crociata contro il kebab La minoranza va all’attacco
I consiglieri Cocci, Curcio e Garnier non vogliono il locale aperto in piazza Duomo L’assessore: «Non si può dare il permesso in base alle origini del proprietario»
Kebab sì, kebab no, kebab forse. Corsi e ricorsi nella storia di Prato. Era il 2012 quando l’allora consigliere Pd Matteo Biffoni, oggi sindaco, definì “razzista” l’ordinanza anti-kebab voluta dall’ex assessore di centrodestra Roberto Caverni. Nove anni dopo scoppia un altro casus belli dopo che, nei giorni scorsi, Il Tirreno ha raccontato l’iniziativa imprenditoriale dei fratelli Iqbal, titolari della Pizzeria al Duomo con vista sulla Cattedrale. Pizza sì, ma anche calzone e panino con il kebab. Insorge l’opposizione in consiglio comunale che chiede chiarimenti, invocando il regolamento del commercio che all’articolo 26 definisce “incompatibili” le attività di cottura alimenti, quali appunto il kebab.
Tre question time firmate dai consiglieri Tommaso Cocci (Fratelli d’Italia), Marco Curcio (Lega) e Marilena Garnier (lista per Prato Garnier Sindaco): a chiedere chiarimenti sul regolamento anche il consigliere Pd Lorenzo Tinagli. Chiamata in causa l’assessora allo sviluppo economico Benedetta Squittieri che nelle ultime ore ha raccolto i mal di pancia di attività e associazioni di categoria preoccupate per l’insediarsi di attività etniche a due passi dal Duomo: di pochi giorni fa è l’apertura di un market a conduzione bengalese davanti al bar Andrei. Ma nel regolamento sul commercio è sempre rimasto in piedi il divieto di aprire un kebab dentro le mura, risalente alla giunta Cenni.
Come da prassi, gli uffici dello sviluppo economico stanno verificando il rispetto dei requisiti per la somministrazione della Pizzeria al Duomo che di fatto è subentrata al precedente ristorante marocchino Andaloussia (il subentro è avvenuto nel novembre 2020). «Non può diventare terreno di scontro politico una nuova apertura – sottolinea l’assessora Squittieri, interpellata dal Tirreno prima dell’intervento in consiglio – Esiste un regolamento ed esistono delle norme ben precise. Non si può scegliere se permettere o no un’attività in base all’origine di un imprenditore. La discussione sul regolamento inoltre è sempre stata condivisa con le associazioni di categoria. Finora non erano arrivate sollecitazioni per eliminare o rafforzare un articolo. Non facciamone una questione ideologica». Tecnicamente non è precluso preparare e somministrare cibi etnici dentro le mura se l’attività è in regola con i requisiti: è il motivo per cui, nel centro storico, abbiamo un ristorante etiope, uno indiano e due locali spagnoli. Stando al chiarimento degli uffici comunali, nel caso della Pizzeria al Duomo diventa impossibile applicare l’articolo 26 del regolamento sul commercio, quello sull’incompatibilità del kebab. Il divieto si pone infatti per la preparazione di questo cibo «non svolta come attività accessoria»: in piazza Duomo però, oltre al kebab, si cucinano la pizza e hot dog. Stando sempre al chiarimento degli uffici, il semaforo rosso scatta inoltre per chi ha spazi più piccoli di produzione e con un consumo di alimenti “sul posto” senza tavoli. Ma la Pizzeria al Duomo i tavoli li ha: ovviamente in questo periodo inutilizzabili per via delle restrizioni anti-Covid che obbligano all’asporto. Come funziona fuori Prato? Se nel suo question time il consigliere Cocci ha ricordato come «il vicino Comune di Firenze sta cercando di modificare l’insediamento disordinato di attività diverse da quelle tradizionali soprattutto in centro», il collega del Carroccio Curcio ha chiesto una riunione urgente della commissione sul centro storico. Viene sollecitata, in particolare, una modifica del regolamento per rendere più stringente la norma sul kebab. —
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