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Esami senza ticket a parenti e amici Inchiesta chiusa, presto il processo
Per dieci indagati la Procura ha chiesto l’archiviazione, altri 33 potrebbero dover rispondere di truffa ai danni dello Stato
Non si sono messi soldi in tasca. Facevano favori ad amici, parenti, conoscenti, secondo la Procura, i 33 tra medici, tecnici di laboratorio e infermieri che ora rischiano il processo con l’accusa di truffa ai danni dello Stato.
Sono i 33 indagati, dipendenti dell’Asl Toscana Centro, a cui in questi giorni è arrivato l’avviso di chiusura indagini nell’inchiesta su centinaia di esami fatti ad amici e parenti senza pagare il ticket. Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e poi la Procura potrà chiederne il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Per altri 10 indagati, invece, è stata chiesta l’archiviazione in quanto, ai sensi dell’articolo 131 bis del Codice penale, si è valutato che i fatti sono “di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale”.
L’inchiesta, condotta dai sostituti procuratori Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri, venne alla luce nel novembre 2018 e si riferisce a fatti accaduti fin dal 2013. Si scoprì che centinaia di esami eseguiti nel laboratorio dell’ospedale Santo Stefano (in totale 1.100) erano stati fatti su provette prive del codice a barre, che ne traccia la provenienza.
L’ipotesi dell’accusa è che tutti questi esami siano stati fatti ad amici, conoscenti o parenti di medici e infermieri che saltavano la fila e non pagavano il ticket. In molti casi sarebbero stati gli stessi medici e infermieri a fare esami a beneficio di se stessi. Un malcostume diffuso che ha provocato un danno, oltre a chi ha fatto regolarmente la fila, anche all’Asl per il mancato incasso del ticket (di qui l’accusa di truffa ai danni dello Stato). L’iniziale accusa di peculato nel frattempo è caduta.
C’era stata una segnalazione anonima sulla quale indagò la Finanza, che però non aveva portato a niente per mancanza di riscontri. Ma l’indagine fu ripresa dopo la lettura delle carte del processo nel quale era imputata la dottoressa Patrizia Casprini, all’epoca dirigente del Dipartimento di medicina di laboratorio dell’Asl Toscana Centro e responsabile del laboratorio del Santo Stefano.
Una dottoressa sua sottoposta l’accusò di averla picchiata nel 2009 perché si era rifiutata di fare un esame su una provetta che era priva del “bar code” , cioè che non era passata dal sistema delle prenotazioni e dal centro prelievi del centro socio-sanitario Giovannini. Questo lascia intendere che il malcostume, se sarà provato in aula, andava avanti a moltissimi anni. Oltre all’aspetto penale, c’è anche quello disciplinare. I procedimenti disciplinari nei confronti dei 43 indagati sono iniziati ma sono stati poi sospesi in attesa dell’esito dell’inchiesta della Procura.
Sono stati i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria a fare il lavoro sporco, analizzando con l’aiuto degli informatici dell’Asl, centinaia di file e documenti alla ricerca delle tracce lasciate dal passaggio delle provette irregolari nei computer del laboratorio di analisi del Santo Stefano.
Alla fine la rosa di coloro che rischiano il processo si è ridotta a 33 perché gli altri dieci risultavano coinvolti solo per episodi sporadici e dunque la Procura ha ritenuto (in attesa della decisione del gip) che per loro si potesse soprassedere.
Anche i beneficiari degli esami gratuiti e veloci sono rimasti fuori dall’inchiesta. Per loro non sarebbe stato facile provare il dolo e comunque alla fine sarebbe iniziato un processo con un esercito di imputati, oggettivamente difficile da gestire, almeno a Prato. —
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