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Apre in piazza Duomo il kebab mascherato da pizzeria

Maria Lardara
Apre in piazza Duomo il kebab mascherato da pizzeria

Un controverso regolamento comunale impedirebbe lo sbarco dentro le mura di cibi etnici, ma in questo caso si tratta di un subentro

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prato. Il tipico spiedo verticale ce l’ha nel suo locale ma, per carità, non chiamatelo kebabbaro. Amjad Iqbal non vuole e storce la bocca. «Qui facciamo pizza, panini e calzoni al kebab, hot dog, falafel, zonzelle». Il padrone di casa della Pizzeria al Duomo, incarna la migliore sintesi del multiculturalismo a tavola che unisce Oriente e Occidente. Per lui è un sogno che si avvera, a distanza di venti anni da quando fece le valigie dal Pakistan in cerca di una terra promessa: aprire un’attività di somministrazione del cibo con vista Duomo. Ma è anche un ritorno al passato. Prima di aprire il locale che ha debuttato ieri in via della Sirena e che lo vede in società insieme al fratello Mazhar, Amjad aveva un ristorante di cucina indiana e pachistana in via Pier Cironi. «L’ho venduto otto anni fa, poi mi è capitata quest’occasione in piazza Duomo. Per via del Covid ora possiamo fare solo asporto ma quando le restrizioni finiranno chiederemo i permessi per allestire i tavoli in piazza Duomo. Le nostre specialità? Pollo al curry e riso Biryani».

Trionfo di sapori della cucina persiana laddove fino a pochi mesi fa svettava l’insegna del ristorante marocchino Andaloussia e, prima ancora, quella del ristorante Agorà. Ma può aprire in piazza Duomo un’attività di kebab, per quanto “mascherata” dall’insegna di una pizzeria? Domanda che si sono posti alcuni residenti e altri commercianti della zona. I fratelli Iqbal sanno benissimo che quella che ruota intorno a via Magnolfi è una zona “difficile” per via di spaccio e cattive frequentazioni. «Siamo i primi a non volere problemi con i residenti: qui non serviamo alcolici e non vogliamo cattive frequentazioni. Del resto, Prato è una città sempre più multietnica e gli investimenti dell’imprenditoria straniera sono ormai diventati la normalità». Dopo quella cinese, la comunità pachistana è la più importante a Prato per provenienza dall’Asia: si parla di quasi 2.200 persone. C’è un regolamento comunale, quello sul commercio, che all’articolo 26 considera “incompatibili” dentro le mura “attività artigianali di cottura alimenti quali kebab”: l’ultima revisione risale al 29 dicembre scorso. «Ho avuto il permesso di aprire perché qui c’era già un’attività di somministrazione», chiarisce Amjad. Detto altrimenti, quel regolamento incide solo sulle aperture ex novo, non sui subentri di licenze. Intanto procedono i lavori in via Magnolfi dove davanti al bar Andrei aprirà un market a conduzione bengalese mentre venti giorni fa la comunità originaria del Bangladesh ha preso casa in via Pier Cironi aprendo la sede della propria associazione. È semaforo verde in piazza Duomo per la postazione bancomat della banca Alta Toscana: dopo tre mesi, la Sovrintendenza ha autorizzato l’insegna. —

Maria Lardara

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