Il Tirreno

Prato

Esami ad amici e parenti senza pagare il ticket: 33 indagati rischiano il processo

La dottoressa Patrizia Casprini, all'epoca responsabile del laboratorio dell'ospedale
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La dottoressa Patrizia Casprini, all'epoca responsabile del laboratorio dell'ospedale

Chiusa l'inchiesta su medici, tecnici e infermieri del laboratorio dell'ospedale. Per dieci di loro è stata chiesta l'archiviazione

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PRATO. Sono 33 i medici, infermieri e tecnici di laboratorio dipendenti dell'ospedale a cui in questi giorni è arrivato l'avviso di chiusura indagini nell'inchiesta su centinaia di esami fatti ad amici e parenti senza pagare il ticket. Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e poi la Procura potrà chiederne il rinvio a giudizio con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Per altri 10 indagati, invece, è stata chiesta l'archiviazione in quanto, ai sensi dell'articolo 131 bis del Codice penale, si è valutato che i fatti sono "di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale".

L'inchiesta, condotta dai sostituti procuratori Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri, venne alla luce nel novembre 2018 e si riferisce a fatti accaduti fin dal 2013. Si scoprì che centinaia di esami eseguiti nel laboratorio dell'ospedale Santo Stefano (in totale 1.100) erano stati fatti su provette prive del codice a barre, che ne traccia la provenienza. L'ipotesi dell'accusa è che tutti questi esami siano stati fatti ad amici, conoscenti o parenti di medici e infermieri che saltavano la fila e non pagavano il ticket. Un malcostume diffuso che ha provocato un danno, oltre a chi ha fatto regolarmente la fila, anche all'Asl per il mancato incasso del ticket (di qui l'accusa di truffa ai danni dello Stato). L'iniziale accusa di peculato nel frattempo è caduta.

C'era stata una segnalazione anonima sulla quale indagò la Finanza, che però non aveva portato a niente per mancanza di riscontri. Ma l'indagine fu ripresa dopo la lettura delle carte del processo nel quale era imputata la dottoressa Patrizia Casprini, all'epoca dirigente del Dipartimento di medicina di laboratorio dell'Asl Toscana Centro e responsabile del laboratorio del Santo Stefano.

Una dottoressa sua sottoposta l'accusò di averla picchiata nel 2009 perché si era rifiutata di fare un esame su una provetta che era priva del "bar code", cioè che non era passata dal sistema delle prenotazioni e dal centro prelievi del Giovannini. Questo lascia intendere che il malcostume, se sarà provato in aula, andava avanti a moltissimi anni. Oltre all'aspetto penale, c'è anche quello disciplinare. I procedimenti disciplinari nei confronti dei 43 indagati sono iniziati ma sono stati poi sospesi in attesa dell'esito dell'inchiesta della Procura.

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