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La vertenza Texprint arriva sotto le finestre del Comune
Operai in piazza contro la serrata decisa dall’azienda che ha mandato tutti a casa La Regione convoca un tavolo di mediazione. L’assessore: ci saremo anche noi
Rifiutare una buonuscita di 10. 000 euro sull’unghia non dev’essere facile per chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Eppure i 18 operai della stamperia Texprint che dal 18 gennaio scioperano e dall’11 febbraio sono in presidio davanti al capannone di via Sabadell, nel Macrolotto 2, lo hanno fatto. L’azienda, raccontano i sindacalisti Sarah Caudiero e Luca Toscano del Si Cobas, vorrebbe risolvere il problema liquidando i 18 ribelli, in gran parte pachistani, per assumerne magari altri più concilianti, ma oggi pomeriggio loro saranno in piazza del Comune per chiedere migliori condizioni di lavoro e la regolarizzazione dei contratti di apprendistato a cui la Texprint fa massiccio ricorso.
Giovedì sera alle redazioni dei giornali è arrivata una lettera inviata dagli altri, quelli che si firmano “dipendenti che vogliono lavorare”, dicono di parlare a nome di 65 operai e si sentono ostaggio degli scioperanti. Da giovedì pomeriggio sono a casa e non si sa quando potranno tornare a lavorare. Una serrata in piena regola. Per forzare la mano di una trattativa sindacale che non è mai veramente iniziata o perché scarseggiano gli ordini. Questo fino a ieri, quando la proprietà ha diffuso un comunicato (vedi a lato) non era dato di saperlo, perché nonostante i ripetuti tentativi da parte dei cronisti, non aveva mai voluto dire la sua.
«Questa non è una semplice vertenza sindacale – sostengono Sarah Caudiero e Luca Toscano – Abbiamo l’impressione che la controparte ne voglia fare un caso simbolico per creare un precedente: o si lavora come animali, 12 ore al giorno, sette giorni alla settimana, oppure il lavoro non c’è. Noi pensiamo che si possa lavorare in un’altra maniera. E vorremmo che anche i committenti della Texprinti si prendessero le loro responsabilità. Dixie, per esempio, che dà un sacco di lavoro a quest’azienda, ma anche altri».
Caudiero e Toscano sono due “sindacalisti di strada” che i sindacati tradizionali e una parte della politica guardano con diffidenza perché sentono puzza di centri sociali e movimenti antagonisti. E però da quasi un mese sul marciapiede a difendere chi fatica a trovare rappresentanza ci sono loro. All’inizio non è stato uno scherzo, alla metà di febbraio, quando le minime sono arrivate anche a –4. Ora va meglio.
Giorni fa c’è stato un tentativo di mediazione in Prefettura, ma la proprietà ha fatto sapere che fino a quando non sarà tolto il presidio davanti all’azienda non ci sarà nessuna trattativa. La stessa proprietà fa sapere che la decisione di mandare a casa i dipendenti è dovuta all’impossibilità di far entrare e far uscire la merce.
La questione finirà certamente in Tribunale, sotto due profili: le denunce di sfruttamento presentate dal Si Cobas e i blocchi stradali organizzati dallo stesso Si Cobas e ripresi dalla Digos.
Intanto qualche riflettore si è acceso sulla vertenza, con l’interessamento del M5S e di Toscana a Sinistra, l’appoggio agli operai in sciopero del fumettista Zerocalcare, dell’attore Moni Ovadia, dello storico Alessandro Barbero. Mercoledì i lavoratori sono stati convocati dalla Regione per mettere in piedi un tavolo di mediazione. E oggi alle 16 gli operai in sciopero manifesteranno in piazza del Comune.
Il Pd e la giunta al momento sono cauti. «Andremo al tavolo convocato dalla Regione e coglieremo l’occasione per ribadire a tutte le parti presenti l’impegno incessante del Comune su questo versante – ha detto ieri l’assessore Simone Mangani – Andremo nonostante sia evidente la strumentalità del luogo – piazza del Comune – scelto per la manifestazione di sabato. Sono sicuro che il Centro Pecci potrebbe tranquillamente ospitare un incontro pubblico sul tema dello sfruttamento, invitando anche Barbero o Zerocalcare ed ovviamente alla presenza del Comune». —
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