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Violenza sulle figlie e botte alla moglie Pesanti condanne
Pene per complessivi nove anni e due mesi a un cinquantenne accusato di aver palpeggiato per anni le tre ragazze
prato. Perdere la moglie e il lavoro nel giro di poco tempo non può essere una giustificazione per mettere le mani addosso alle figlie. Un pachistano di 50 anni è stato condannato col rito abbreviato a 6 anni di reclusione perché ritenuto responsabile di violenza sessuale nei confronti delle tre figlie, tutte minori all’epoca dei fatti. Nella stessa aula al secondo piano del Palazzo di giustizia è stato condannato anche a tre anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti della seconda moglie.
A denunciarlo, nel 2017, era stata la figlia maggiore, all’epoca diciannovenne e che ora vive all’estero. La ragazza parlando con gli assistenti sociali raccontò di essere stata sottoposta a continui toccamenti nelle parti intime dal 2009, quando aveva 11 anni, fino al 2016. A quel punto gli accertamenti si estesero alle altre due figlie, che hanno confermato di essere state palpeggiate nel 2016 e nel 2017, quando erano minorenni. In precedenza l’uomo, che lavorava come operaio tessile, nel giro di poco tempo aveva visto morire la moglie e aveva perso il lavoro. Per questo dice di essere caduto in depressione e di aver cominciato a bere (è stato seguito anche dal Servizio recupero tossicodipendenze e dal Dipartimento salute mentale, anche se è risultato capace di intendere). Dopo la morte della prima moglie il cinquantenne ha trovato una nuova compagna, ma le cose non sono migliorate. Anche la donna lo ha denunciato per maltrattamenti in famiglia. Il giudice dell’udienza preliminare Francesca Scarlatti ha accolto la tesi del pubblico ministero Valentina Cosci e ha condannato l’imputato per entrambi i reati. L’avvocato difensore Omar Torri ha annunciato che presenterà appello. —
Paolo Nencioni
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