Italia
Ha vissuto e lavorato a Prato uno dei due indagati per i post di odio razziale contro Liliana Segre
Un ex operaio tessile di 75 anni attualmente residente in Sardegna nel mirino dell'antiterrorismo insieme a un quarantenne. Sequestrati tablet e cellulari
PRATO. C'è anche un ex operaio tessile ora residente in Sardegna e che aveva lavorato a Prato fra i due indagati dal pool antiterrorismo della procura di Milano per gli insulti e i messaggi d'odio nei confronti di Liliana Segre, senatrice a vita e sopravissuta all'orrore dei lager. L'accusa è di minacce aggravate dall'odio razziale. Oltre a lui, la cui abitazione è stata perquisita, c'è anche un 40enne di Viterbo, ex panettiere che aveva perso il lavoro durante il lockdown.
Gli screenshot con i loro messaggi di odio sui social, che accompagnavano la pubblicazione di una foto con Liliana Segre sottoposta al vaccino all'ospedale Fatebenefratelli di Milano il 18 febbraio scorso, avevano fatto il giro del web. Sui cellulari dei due sono state trovate diverse fotografie di Mussolini e Hitler anche se la Digos esclude una loro adesione a gruppi politici. La senatrice 90enne vive dal 2019 sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute in rete e non solo per il suo impegno nella memoria della Shoa e per la sua attività pubblica nel ricordo della terribile esperienza di bambina deportata nel campo nazista di Auschwitz .
Le indagini della polizia Postale e della Digos di Milano hanno permesso di risalire ai due ravvisando ipotesi di reato concrete, entr per altre cinque persone è in corso di valutazione l'accusa di diffamazione. Una volta individuati gli autori dalla Postale, il pm Alberto Nobili ha emesso due decreti di perquisizione nei loro confronti che sono stati eseguiti mercoledì mattina dagli agenti di Roma e Cagliari.
Ai due indagati sono stati sequestrati rispettivamente, un notebook, un pc portatile e uno smartphone per il 75enne, e tre cellulari e un tablet per il 40enne. L'ex operaio che ha vissuto a Prato fra i due indagati è stato il meno collaborativo, dicendosi "stupefatto" e si è appellato alla libertà di espressione.
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