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Prato

lutto

Covid: muore Ferdinando Pampaloni, storico dirigente sportivo

Vezio Trifoni
Ferdinando Pampaloni in una foto di qualche anno fa
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Ferdinando Pampaloni in una foto di qualche anno fa

Il direttore sportivo del Coiano Santa Lucia, a 76 anni ha perso la sua battaglia contro la malattia dopo un peggioramento delle sue condizioni

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PRATO. Ferdinando Pampaloni, 76 anni, storico dirigente del calcio giovanile pratese, ha perso la sua battaglia contro il Covid: è morto questa mattina, giovedì 4, in un letto dell'ospedale Santo Stefano.  A fine febbraio le sue condizioni erano peggiorate ed era stato costretto ad andare all'ospedale. Al campo Vittorio Rossi in viale Galilei i suoi ragazzi del Coiano Santa Lucia avevano appeso  degli striscioni "Forza Pampa non mollare. Ma nella sua casa in via Baracca purtroppo non è riuscito a tornare.

"E' una notizia che ci sconvolge e ci affligge perchè il Pampa era non solo un grande dirigente ma soprattutto aveva una competenza di calcio talmente vasta che teneva un'agenda con i nomi di tutti gli allenatori, osservatori, amici e altri dirigenti talmente fitta che era comprensibile solo a lui - spiega Roberto Macrì presidente del Coiano Santa Lucia - in passato aveva avuto un problema cardiaco ma l'aveva superato come sapeva fare lui. Il calcio per lui era la sua vita e aveva un modo unico per seguire le partite perchè non si arrabbiava mai anche in caso di sconfitta ma osservava i problemi e poi cercava di trovare soluzioni. Prendeva atto della situazione e da lì ripartiva. Era un precursore del calcio vero e non parlava mai della singola partita o situazione".

Pampaloni lascia una moglie e due figlie ed è stato un precursore del ruolo di direttore generale nel calcio. "E' stato Rodolfo Becheri a cucirgli addosso questo ruolo -  spiega Massimo Taiti vicepresidente della Federcalcio Toscana e delegato Coni Prato -  ha allenato, ha fatto l'osservatore e soprattutto conosceva tutti i ragazzi che giocavano a Prato e nella nostra provincia. Aveva grandi capacità e tanti rapporti. Me lo ricordo all'epoca della Roberto Colzi che riuscì a portare i suoi Allievi alle finali nazionali. Sapeva toccare i tasti giusti per far dare il massimo e allo stesso tempo era una persona che conosceva bene il calcio e capiva quando era necessario dare il giocatore ad altra società per fargli fare il salto di qualità".

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