Il presidio
La convivenza forzata raddoppia le separazioni
Gli avvocati segnalano un’impennata di cause in questa fase della pandemia: "Sono vecchi dissidi che vengono a galla"
PRATO. L’epidemia di Covid separa e non unisce. Soprattutto le coppie pratesi che fra la seconda metà del 2020 e gli inizi del 2021 hanno fatto ricorso agli studi legali della città per mettere fine a convivenze o matrimoni. Insomma, con il lockdown forzato, zone rosse e arancioni, problemi di lavoro e cassintegrazione, la crescita delle richieste di separazione, per alcuni avvocati è stata esponenziale. Una crescita solo parzialmente registrata dalla cancelleria del Tribunale di Prato, il cui dati fotografano una situazione già in parte vecchia, delle separazioni “certificate” ma iniziate in anni precedenti. Nel 2019, in tempi senza virus, si sono avute 152 separazioni consensuali e 78 giudiziali, nel 2020 si sono avute 153 separazioni decise dalle parti e 64 decise dal giudice. Nei primi due mesi del 2021, le richieste di separazione depositate al tribunale di Prato sono già 26.
Con il Covid e le restrizioni, la coppia scoppia. L’età media della coppie che chiedono di non dormire più sotto lo stesso tetto è fra i 40 e 50 anni, nel clou si direbbe della vita matrimoniale o di convivenza. Spesso, nel mezzo ci sono anche dei minori a non alleggerire la situazione. «Dai 50-60 casi di separazione che avevo ogni anno, fra il 2020 e gli inizi del 2021 sono già vicino alle 100 richieste – esordisce l’avvocato Michele Giacco – spesso è la classe media che va in tilt e sono soprattutto le donne a chiedere la separazione. In alcuni casi proprio le donne chiedono una separazione immediata, non vogliono più convivere col proprio compagno e allora il rimedio è tornare dai genitori, cercare di rimettere in ordine i conti economici perché con mancanza di lavoro o cassa integrazione e chiusure aziende, la situazione si complica di non poco. Ci sono casi poi dove la convivenza forzata fra persone che hanno già deciso di separarsi comporta situazioni anche più pesanti».
Per l’avvocatessa Laura Badiani, specialista in diritto di famiglia e presidentessa di Unicef Prato, «l’aumento di richieste di separazioni c’è stata soprattutto fra la seconda metà del 2020 e gli inizi di quest’anno. Ma anche ad aprile di un anno fa, durante la fase critica del lockdown, c’era chi non voleva più convivere e anzi voleva andarsene di casa subito». I motivi delle separazioni sono tanti. «Per primo c’è che in una fase di convivenza forzata in casa riemergono tutte le cose che non vanno o non sono andate in una relazione, magari cose di tempo prima. Diciamo che con il Covid e il rallentamento dei tempi, le decisioni maturano con un senso diverso e le persone si conoscono davvero decidendo di non stare più assieme, anche quando ci sono figli nel mezzo».
«In genere non tratto molti casi di separazione, ma almeno a me le richieste sono raddoppiate negli ultimi mesi», dice l’avvocato Matteo Senesi a conferma del fenomeno che sta crescendo. «Se prima c'era il fatto che uno usciva la mattina e rientrava la sera, ora spesso sono tutti in casa a convivere con ciò che non va o non è mai andato. Ma prima del Covid in qualche modo si risolveva, ora molto meno», chiude la discussione l'avvocatessa Francesca Zipoli. Anche lei con fascicoli che aumentano di richieste di separazione.
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