Il Tirreno

Prato

l'emergenza coronavirus

Una catena umana per tornare a lavorare: la protesta dei commercianti

Vezio Trifoni
Da sinistra Tommaso Gei (Confcommercio) e Mauro Lassi (Confesercenti) alla presentazione dell'iniziativa
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Da sinistra Tommaso Gei (Confcommercio) e Mauro Lassi (Confesercenti) alla presentazione dell'iniziativa

Lunedì prossimo, 1 marzo, le piccole imprese del terziario faranno un flashmob nelle vie del centro. Confesercenti e Confcommercio: "Non possiamo più credere alle promesse"

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PRATO. Lunedi primo marzo alle 11 il mondo delle piccole imprese cercherà di farsi sentire attraverso un flashmob “#salviamoleimprese, salute e lavoro possono convivere”, portato avanti da Confcommercio e Confesercenti. Tre le richieste: riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse, azzeramento delle imposte per il 2021 e ristori urgenti, proporzionali alla perdita di fatturato. L’iniziativa, che si svolgerà in contemporanea alle altre città toscane, coinvolgerà il centro di Prato dove gli imprenditori andranno a formare una catena umana, immobile e silenziosa che, nel pieno rispetto delle normative anti-contagio, si snoderà fra le principali vie. In piedi, uno accanto all’altro uniti dal tricolore, ma a distanza di sicurezza, gli imprenditori e i collaboratori del terziario indosseranno alcuni cartelli con l’intento di testimoniare quanto tutte le attività del settore siano interconnesse, tanto che la chiusura imposta ad alcune si riflette in modo determinante sulle altre, con una drammatica flessione del lavoro. A conclusione del flashmob, la consegna alla prefetta Adriana Cogode, rappresentante del governo sul territorio, delle richieste delle categorie che gridano alla necessità impellente di lavorare in sicurezza.

“Non possiamo più credere alle promesse – spiegano i presidenti di Confcommercio e Confesercenti Tommaso Gei e Mauro Lassi – vogliamo mettere in luce le storie di coloro a cui vengono ancora una volta chiesti enormi sacrifici nella lotta alla pandemia, senza che questi siano realmente tradotti in un arresto della diffusione del virus. Le chiusure delle attività e lo stop all’economia non sono la soluzione, ormai è un dato certo. Anzi, rischiano di creare problemi ancora più gravi che vanno a sommarsi alla crisi sanitaria. Dobbiamo dare la possibilità alle imprese di lavorare in sicurezza per guardare al futuro - e continuano - Dopo un anno di restrizioni e di ristori mancanti o non realmente adeguati, non sono sostenibili nuovi lockdown, il rischio è la perdita di migliaia di aziende e non è sostenibile per il territorio. Sempre più spesso viene chiesto alle imprese di essere responsabili: lunedì saranno loro a chiederlo al governo con richieste precise, urgenti e indispensabili per salvare l’intero settore. Se non vedremo risposte continueremo con altre iniziative”.

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