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Confezionista ai domiciliari continua a dirigere gli affari e finisce in carcere
Aggravata la misura di custodia nei confronti della donna cinese arrestata il 9 febbraio insieme al marito
PRATO. Arrestata con l'accusa di sfruttare il lavoro di operai in stato di bisogno e messa ai domiciliari, una confezionista cinese di 52 anni, Li Xiumei, ha continuato a dare disposizioni lavorative dalla propria abitazione e per questo mercoledì 17 febbraio è stata nuovamente arrestata e portata in carcere. Si tratta della donna che lo scorso 9 febbraio è stata fermata insieme al marito Hu Dingtu al termine di un'indagine della squadra mobile di polizia sulla confezione Giulio di via Pieraccioli a Galciana. L'inchiesta coordinata dal procuratore Giuseppe Nicolosi ha accertato che una trentina di lavoratori sono stati sfruttati con paghe misere in cambio di turni di 12-13 ore al giorno, sette giorni su sette. La confezionista era stata messa agli arresti domiciliari col divieto di comunicare con l'esterno, ma si è accertato che in realtà ha continuato a dare disposizioni. Se ne sono accorti gli ispettori dell'Asl mentre proseguivano i controlli dentro la confezione. Nell'azienda sono arrivati alcuni clienti che aspettavano la consegna dei capi d'abbigliamento finiti. Interrogati sul perché fossero venuti a ritirarli, hanno confessato candidamente che era stata la titolare dell'azienda a chiamarli per dire che potevano passare. Ecco perché la donna ora è finita in carcere, da dove si spera che non possa continuare a dirigere i suoi affari.
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