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Petizione contro i bambini «Fanno troppo rumore» I genitori: protesta assurda
prato. Alcune persone che abitano vicino alla scuola elementare di Pizzidimonte hanno inviato una petizione al Comune e alla preside della scuola lamentandosi degli schiamazzi dei bambini durante le lezioni. Sostengono che nelle aule allargate recentemente dal Comune le voci rimbombano e ogni tanto le maestre sono costrette a servirsi di un altoparlante. La preside ha liquidato l’iniziativa come una sciocchezza, promettendo comunque di andare a verificare la situazione, ma i genitori dei bambini non l’hanno presa bene e in più di cento hanno firmato una lettera di contro-protesta.
«Noi genitori siamo agitati da sentimenti contrastanti – scrivono – Incredulità, di fronte all’egoismo, alla meschinità, all’assurdità di certe richieste. I bambini parlano, ridono. A volte urlano, litigano, piangono, fanno rumore. Secondo questo principio i bambini danno fastidio al supermercato, sulla spiaggia, in chiesa, al campo sportivo. È un grave problema da risolvere, questo, per la comunità intera. Rabbia. L’esperienza trascorsa da marzo a settembre 2020, in piena emergenza, con i figli da gestire dal punto di vista didattico, ha messo a dura prova noi genitori. Il silenzio c’è stato. Assordante. Abbiamo maturato la consapevolezza che la comunità educante è per noi indispensabile e che il tempo scuola dei nostri bambini ha un valore immenso e insostituibile. Infine, sconforto. Ci avvilisce profondamente che tutto questo si verifichi nel nostro quartiere, entro confini che sentiamo da sempre amici, ospitali. La scuola è il salvagente in questo dramma comune. In tutta Europa e in tutta Italia il diritto alla scuola in questo momento è sancito come priorità. In questo difficile momento storico i bambini sono già fortemente penalizzati. Stanno vivendo infatti una scuola diversa, fatta di costrizioni, mascherine indossate continuativamente, minori opportunità formative e ricreative. La comunità educante della nostra città ha dato prova di grande tenuta e capacità. Un numero esiguo di residenti ha mostrato invece grettezza e individualismo. Non diamo credito e non diamo voce alla parola di pochi. “I residenti della Querce” non si riconoscono in questo limitato gruppo di persone. Ci rivolgiamo quindi alle istituzioni del nostro Comune e del nostro quartiere, come cittadini e come genitori, certi che i diritti dei nostri bambini saranno tutelati». —
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