Da Bologna a Prato in due ore e mezzo, la rabbia di nove sindaci
Lavori sulla "direttissima", in una nota di protesta i primi cittadini delle province di Prato e Bologna insieme al comitato di pendolari chiedono l'intervento dei prefetti e dei ministeri competenti
PRATO. Nove sindaci dei comuni della provincia di Prato e di Bologna si uniscono per dire "basta" alla pesante situazione che si è venuta a creare per i lavori sulla linea "direttissima" da parte delle Ferrovie e quelli concominanti di Autostrade sullìA1 Panoramica, che rendono lunghi e difficili anche gli spostamenti sostituivi dei treni soppressi. Oltre ai sindaci di Cantagallo, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, Monzuno, Pianoro, Prato, San Benedetto Val di Sambro, Vaiano e Vernio, chiedono l'intervento dei prefetti e dei ministeri competenti anche il Comitato pendolari direttissima e i cittadini e delle Unioni dei Comuni della Val Bisenzio e dell'Appennino Bolognese.
"Sono mesi che partecipiamo a tavoli specifici relativi alla pesantissima situazione che devono sopportare i pendolari della linea direttissima a causa dei lavori di adeguamento della linea ferroviaria Prato-Bologna - si legge nel comunciato - La situazione è aggravata dai concomitanti lavori di manutenzione sul tratto autostradale appenninico della A1-Panoramica che sta provocando frequenti e a volte improvvise chiusure, il tutto con pesanti ripercussioni sul territorio".
"Le due questioni sono solo apparentemente scollegate - prosegue la nota di protesta - Lo dimostra l'ultimo (in ordine di tempo) viaggio rocambolesco di una persona partita in treno da Bologna alle ore 13.33 che è arrivata in pullman a Prato alle 16, dopo 2 ore e mezzo di viaggio per un percorso di soli 80 km. Un tempo lunghissimo dunque: la persona in questione, dopo essere scesa dal treno a San Benedetto, è salita in autobus (pieno fino alla massima capienza in epoca Covid!) alla volta di Prato, facendo i conti con l’autostrada chiusa per lavori a Rioveggio e con le difficoltà di un passeggero che si è sentito male".
"E' ora di dire basta! - conclude il comunicato - Così non va per niente, qui tutti i concessionari fanno quello che vogliono come se ad essere i padroni fossero loro, mentre la parte pubblica che dovrebbe essere quella che tutela i cittadini e governa le concessioni, non batte ciglio, se non per organizzare incontri nei quali di decisioni concrete che producano cambi di rotta per ora non se n'è presa nemmeno una. Intanto i mesi passano, i disagi aumentano, la gente e le attività sono allo stremo, come se la pesante situazione che stiamo vivendo a livello mondiale non fosse già abbastanza. Riteniamo fondamentale adesso e dunque chiediamo l'intervento diretto dei prefetti e dei vari ministeri coinvolti".
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