Perdono il lavoro e si reinventano Voglia d’impresa più forte del virus
Elisabetta e Stefano aprono una pizzeria a taglio in via Boni dopo una vita da lavoratori dipendenti
L’ipotesi che trapela dal nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri li fa già tremare: stop all’asporto dalle 18. Ora però Elisabetta Cirri e Stefano Pau non vogliono pensarci. Ora è solo il momento di rimboccarsi le maniche, lavorare sodo. Mani in pasta e via a sfornare gustose pizze a lievitazione naturale, a taglio e tonde.
A salutare il debutto di pizzeria “Boni 15”, anche il sindaco Matteo Biffoni che ieri mattina ha fatto visita ai titolari della nuova attività in via Boni, a pochi passi dal supermercato Pam. Sì, perché ha il sapore di una doppia sfida l’avventura di Stefano ed Elisabetta, 56 anni di cui buona parte passati come lavoratori dipendenti. Lei svolgeva mansioni amministrative in un hotel ai piedi del Montalbano, lui era tecnico di stampanti da oltre trent’anni: il lavoro lo hanno perso nel corso del 2019. I due si sono ritrovati disoccupati, con l’unico ombrello del sussidio Naspi come ammortizzatore sociale. Ma se rimettersi in gioco è dura a 56 anni, figuriamoci in tempo di Covid quando per le attività di somministrazioni le restrizioni cambiano di decreto in decreto.
Elisabetta e Stefano non si conoscevano neanche. A metterli in collegamento è stato Marco Masini, maestro dell’arte bianca molto conosciuto a Prato, con cui i due hanno seguito un corso di panificazione con il Cescot. «Il nostro punto di partenza era sicuramente una forte passione per il mondo della pizza e degli impasti in generale – raccontano Stefano ed Elisabetta – Ma un conto è cimentarsi nelle preparazioni casalinghe, un conto è trasformare una passione in un nuovo mestiere. È quello che abbiamo fatto, con tanto sacrificio». La coppia ce l’ha fatta mettendo le ali a un’idea che frullava in testa all’alba del 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia. «Il virus ci ha rallentato, ci ha messo tanti dubbi. Ma poi eccoci qui – raccontano – Ci siamo trovarti a riprogrammare il nostro futuro gettando il cuore oltre l’ostacolo. Non avevamo alternative: bisogna iniziare da qualche parte». Durante il primo lockdown, Stefano ed Elisabetta si consultavano a distanza. Tutti e due erano alle prese con i loro “esperimenti” casalinghi di impasto e cottura. Lui si è perfezionato negli sfilatini, lei nelle farine e nei lieviti naturali.
L’apertura di una pizzeria a taglio, in un altro momento storico, sarebbe stata archiviata come un normale avvio di attività. In tempo di pandemia, quando forte è la tentazione di gettare la spugna, ha qualcosa di “miracoloso”. Certo, non sono rose e fiori. «Ho fatto il dipendente per 32 anni, ora è dura cambiare ritmi e orari – ammette Stefano – Ma la forza di volontà è tanta. Quando ho deciso di investire nella nuova attività stavo ancora percependo il sussidio di disoccupazione che naturalmente si è interrotto». Il gusto di pizza più originale? Gorgonzola, pere e noci. La fantasia a Stefano ed Elisabetta non manca e l’accoglienza della popolosa zona di via Boni si sta facendo già sentire. —
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