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Critica d'arte muore e lascia il suo archivio al Museo Pecci
Lara Vinca Masini si è spenta a Firenze all'età di 94 anni. Già nel 2010 aveva deciso di donare 200.000 tra cataloghi, carteggi e opere grafiche al Centro per l'arte contemporanea
PRATO. Ha lasciato tutto il suo archivio al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci la celebre studiosa fiorentina d’arte contemporanea Lara-Vinca Masini, morta ieri all’età di 94 anni. Lara-Vinca Masini era considerata una tra i maggiori critici d’arte, autrice di saggi, monografie e curatrice di mostre dedicate alle arti visive contemporanee, all’architettura, al design e alle arti applicate. Viene ricordata come «una critica e storica dell’arte che ha influenzato con la sua profonda ricerca intere generazioni di intellettuali e storici del Paese» e come «un punto di riferimento di straordinario talento e valore».
Ebbe un ruolo di primo piano nella critica d’arte gi negli anni ’60, negli anni ’70 guidava il Museo Progressivo d’Arte Contemporanea di Livorno, uno dei progetti pi sperimentali dell’Italia di quegli anni con la prima Biennale d’Arte Contemporanea della citt. Nel 1978 ha partecipato alla Commissione italiana per le Arti Visive e per la Sezione Architettura della Biennale di Venezia e ottenne il Premio dei Lincei per la Critica nel 1986.
«Lara-Vinca Masini è stata un punto di riferimento non solo per Firenze, per una visione contemporanea dell’arte – ha ricordato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi – Con “Umanesimo Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980”, manifestazione che organizzò nel 1980, invitò a Firenze artisti internazionali a realizzare interventi site-specific nello spazio urbano della città rinascimentale. Fu in assoluto il primo segnale forte del nuovo e la prima vera riflessione su rapporto tra arte pubblica e spazi urbani nella Firenze dei nostri giorni».
Nel 2010 Lara-Vinca Masini stabilì di donare post mortem il suo archivio al Centro Pecci (all’epoca stimato in 200.000 pezzi fra cataloghi, carteggi, opere grafiche). Nel 2014 il consiglio regionale della Toscana chiese di farle riconoscere quanto previsto dalla legge Bacchelli, ma la risposta fu negativa. Nel 2016 fu lanciato un appello da parte di numerosi intellettuali per riconoscerle un vitalizio
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