Il Tirreno

Prato

Imbuto del Soccorso Per un sottopasso non sono bastate quattro legislature

Maria Lardara PRATO.

Se n’è iniziato a parlare nel 2004 e ancora non si scava Il sindaco Biffoni: «C’è una zavorra chiamata burocrazia» 

3 MINUTI DI LETTURA







Tre sindaci e ben quattro legislature: Romagnoli, Cenni, Biffoni e Biffoni bis. Con tutta probabilità ce ne vorrà una quinta per vedere la fine del cantiere di Anas per il sottopasso del Soccorso. Non se ne vede ancora l’alba, questo è il guaio. C’è la visione, c’è il progetto. Ci sono anche i soldi: 43 milioni di euro di fondi statali e regionali stanziati. «Sottopasso del Soccorso, cantiere aperto nel 2017». È il 21 dicembre 2016. Il Tirreno titolò così il racconto della conferenza stampa di fine anno organizzata dalla giunta comunale. In quella circostanza il sindaco Matteo Biffoni assicurò che l’anno successivo sarebbero partiti i lavori. Non fu così. «Ricordo quella circostanza – sottolinea il primo cittadino – Non è che mi invento le date. Se dissi un anno o sei mesi, è perché ci venivano indicate quelle date». In effetti Anas deve mettere mano ancora al progetto definitivo del raddoppio della Declassata mediante sottopasso nel tratto compreso tra viale Nenni e via Marx. Ma Anas è entrata in scena nel 2018, quando la grande arteria urbana viene trasferita all’ente pubblico. E prima? «La Declassata scende sotto terra». Correva il 4 febbraio del 2006, giunta Romagnoli. Il Tirreno dava voce al progetto di un intervento faraonico con l’interramento e il raddoppio della Declassata. Ma la discussione era già calda da anni. In principio fu il marzo 2004. Il piano urbano della mobilità indicava come priorità il raddoppio della Declassata. Si ragionava di come alleggerire la pressione del traffico sul viale Leonardo Da Vinci. Interramento sì, no, forse. Durante una conferenza al Pecci, il dirigente Lorenzo Frasconi tirò fuori l’ipotesi del viadotto. «Una delle possibilità, non l’unica», frenò l’ex assessore Stefano Ciuoffo. Di sicuro economicamente più sostenibile. Questione di soldi e di scelte politiche. La soluzione del viadotto per risolvere la strozzatura all’altezza di via Marx sarebbe stata molto impattante per il quartiere. Ecco perché, durante gli anni della giunta Cenni (2009-2014), diede battaglia il comitato per la riqualificazione del Soccorso. Nel 2011 riprese quota l’opzione del viadotto: l’infrastruttura era coperta con un finanziamento di 16 milioni del Governo poi sfumato. Il 7 maggio 2014 spuntarono due maxicartelli sul viale Leonardo da Vinci con tanto di lavori annunciati. La giunta Cenni era alle battute finali. Alle amministrative la spuntò il centrosinistra. «Nel 2015 si ripartì da capo – ricorda Biffoni – Per un intervento importante come il sottopasso, bisognava trovare soldi. Tanti soldi: 40 milioni di euro (poi divenuti 43, ndr). Arrivarono dal governo Renzi dopo dieci viaggi a Roma». Lavori finanziati con risorse statali su una strada comunale: impossibile. Sarà il premier Gentiloni a firmare il decreto che statalizza la Declassata. È il 23 febbraio 2018. Via libera ai lavori? No davvero. Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare. Tra verifiche geologiche e studi preliminari, ci sono voluti altri due anni per il progetto definitivo, quello che il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha approvato nel novembre 2020. La palla ritorna ad Anas che, prima della stesura del progetto esecutivo, dovrà avviare il procedimento di Via e indire la conferenza dei servizi. Capitolo finale, la gara europea per l’affidamento dei lavori: se ne riparlerà nel 2022. «Questo è un intervento di grande peso per la nostra città – ricorda il sindaco – Ma quello che accade per il sottopasso si replica in altre opere più piccole: dalle scuole agli impianti sportivi. Situazioni oggettivamente fuori scala per una zavorra chiamata burocrazia». L’unica certezza riguarda la viabilità di superficie, di competenza del Comune: la prima complanare è in fase di collaudo: per il secondo lotto non c’è fretta. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani