Il presidio
Terziario in rosso: 486 nuove aperture e 733 chiusure
Il bilancio della Confcommercio sulle conseguenze economiche della pandemia: «Servono subito misure strutturali per aiutare le imprese»
prato. In provincia di Prato – secondo i dati Infocamere – dal 1° gennaio al 30 settembre sono cessate 733 attività nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, a fronte di 486 nuove aperture. Lo rende noto la Confcommercio di Prato e Pistoia. A soffrire di più, secondo l'associazione di categoria, sono il commercio con 409 cessazioni e 293 nuove iscrizioni, le attività ricettive e della ristorazione con 84 cessazioni e 26 iscrizioni. «Dati, questi - si legge in una nota - del tutto parziali e destinati a un netto peggioramento dovuto dalle nuove limitazioni introdotte durante i mesi autunnali, le chiusure derivate dalle fasce di emergenza e l’ultimo lockdown di Natale. Si tratta di fattori che incidono drammaticamente sul futuro del terziario in provincia e che, affiancati a sostegni economici dl tutto insufficienti alla messa in sicurezza del patrimonio imprenditoriale, porteranno a contare gravi perdite già dai primi mesi del 2021».
«Lo scenario a cui stiamo andando incontro è gravissimo – afferma Tiziano Tempestini, direttore generale di Confcommercio Pistoia e Prato – Il susseguirsi di restrizioni, la mancata chiarezza delle comunicazioni da parte delle Istituzioni, gli incentivi del tutto insufficienti a sopperire alle perdite subite, apriranno una delle ferite più gravi vissuta dall’economia locale. Lo abbiamo detto da sempre: gli sforzi fatti fino a ora dal Governo non bastano. Servono sostegni tempestivi e adeguati alle cadute di fatturato e moratorie fiscali più ampie e inclusive. Senza queste, le conseguenze della pandemia diventeranno sempre più gravi e non basterà il vaccino a garantire la ripresa. Nessun territorio può permettersi oggi di perdere le attività che lo caratterizzano e che ne determinano la vivibilità. Basta con interventi assistenziali, servono subito misure strutturali per salvare il terziario». —
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