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Prato ricorda Pablito: «Figlio di questa città»
Commemorazione solenne in Duomo, dove la moglie Federica ha portato le ceneri del campione scomparso il 9 dicembre
Paolo Rossi era figlio di Prato e quando ieri la moglie Federica ha portato le sue ceneri (nell’urna a forma di Coppa del mondo) ai tanti pratesi che hanno seguito la cerimonia fuori dal Duomo è partito, spontaneo, un grande applauso che ha emozionato tutti e ha fatto tornare Pablito nel luogo dove è nato. Una commemorazione senza esagerazioni, un po’ come era fatto Paolo, alla presenza di tante persone che hanno voluto esserci per salutare un loro concittadino.
«Voglio rivolgere un ringraziamento da parte di una comunità intera – ha detto il sindaco Matteo Biffoni – ad Alessandro, Sofia Elena, Maria Vittoria, Rossano e Federica per aver concesso il saluto di una città a un proprio figlio. Perdere un padre, un fratello un compagno di vita è un dolore grande, ci vuole tempo. E per questo li ringrazio, perché pur essendo un momento molto difficile per Prato era necessario salutare Paolo in modo diretto. Perché questa città brontolona e capace di grandi polemiche ha espresso da subito la necessità di esprimere il proprio dolore e il proprio grande affetto per questa perdita improvvisa».
Il vescovo Giovanni Nerbini ha sentito molto il legame di Prato verso Paolo Rossi: «In circostanze come questa sentiamo la nostra piccolezza e la nostra impotenza di fronte al mistero del nostro vivere. Possiamo solo impegnarci nel ricordo e allora ripetiamo una frase bella che sentiamo spesso: “Paolo resterai sempre nei nostri cuori”. È vero il ricordo rende tangibile quello che non è più e Ungaretti descrive bene in una sua poesia: “Ma nel cuore nessuna croce manca”. Ma mi chiedo e vi chiedo: non è un po’ troppo poco che una realtà così unica e preziosa, come la vita di una persona, sia relegata solo nel ricordo? Perché noi abbiamo pensieri, desideri e sogni infiniti per i progetti ordinari di fronte alla morte diventiamo minimalisti e ci accontentiamo di ricordare? Perché il nostro sguardo è corto. Le nostre azioni passeranno, le imprese di Paolo rimarranno registrate in una cineteca, come immagini e suoni. La sua persona no, resta viva in Dio. Quella vita che si è accesa in un momento sconosciuto dal nulla è destinata a non avere fine, è destinata all’eternità. Questo è lo guardo che la fede aggiunge alla poca profondità della nostra vista: ci consente di cogliere l’invisibile già presente in noi e che in esso vive. Diciamo pure: “resterai sempre nei nostri cuori” ma aggiungiamo “Sarai sempre vivo in quel Dio che ti ha creato e redento”». La moglie Federica ha spiegato che «Paolo era legato a Prato e a Santa Lucia e non potevamo non portarlo nella sua città», mentre Rossano, il fratello: «È giusto ricordarlo nell’ambito familiare, il grande amore verso i nostri genitori e un rapporto che è sempre stato biunivoco. Ciao fratello». Tante le personalità del mondo sportivo presenti con Giancarlo Antognoni e Giovanni Galli. —
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