Il Tirreno

Prato

il racconto 

«Ho detto addio alla mamma grazie a un angelo buono»

P.N.

La figlia di una paziente deceduta a novembre ringrazia una operatrice socio-sanitaria che ha fatto l’ultima videochiamata

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prato. «Ho potuto rivedere per l’ultima volta mia madre, prima di perderla per sempre, grazie a un angelo buono, che non finirò mai di ringraziare». È passato più di un mese dalla morte di Graziella Stivali nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano, ma la voce della figlia Roberta Soldati è ancora rotta dal pianto perché il dolore non si cancella, così come non si cancella la gratitudine verso una operatrice socio-sanitaria, Serena, che l’ha aiutata ad affrontare meglio la perdita della mamma. «È stata davvero un angelo - racconta Roberta - Io e mia madre siamo state ricoverate il 2 novembre, anch’io ero positiva e dopo qualche giorno sono andata in un Covid hotel. Le sono passata accanto in barella e da quel giorno non l’ho più vista di persona. So che ha passato due settimane nel settore 2 Covid e il personale è stato molto gentile e umano. Poi è stata trasferita in un altro settore e non è stato facile chiedere informazioni sulle sue condizioni».

È stato in quel momento che è entrato in azione l’angelo Serena, che lavora nel primo settore e si è messa a disposizione della figlia della paziente. «Ha fatto due videochiamate col suo telefonino personale - racconta Roberta - perché quello di mia madre è di quelli vecchi. Il giorno in cui è morta, tre ore prima del decesso, è stata Serena, che non era nemmeno in servizio in quel reparto, a indossare le protezioni e a fare l’ultima videochiamata. Mia madre non era più lucida, ma noi volevamo vederla, salutarla per l’ultima volta. “Guarda, sta dormendo” mi ha detto Serena al telefono, “te la saluto io...”. Tre ore più tardi mia madre non c’era più. Ce l’hanno resa in una bara chiusa, ma per noi familiari è stata importantissima quell’ultima chiamata».

Roberta Soldati è lei stessa un’infermiera: «Lavoro coi malati oncologici e sono abituata a gestire il dolore. La differenza è che in quel caso i familiari stanno accanto ai pazienti fino all’ultimo momento, col Covid invece no, e non ci si abitua. È inumano lasciarli soli alla loro sorte. Per questo devo ringraziare il buon cuore di Serena che almeno ce l’ha fatta vedere per l’ultima volta». —

P.N.

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