Meteo
«Ho offerto un euro come consente la legge»
prato. «Ho fatto quell’offerta per difendere bene il mio cliente seguendo le regole di legge». Lo afferma l’avvocato Enrico D’Angelo, difensore dell’ex buttafuori che martedì è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per atti persecutori nei confronti della sua ex fidanzata. L’offerta di cui parla l’avvocato è un assegno di un euro, depositato al termine dell’arringa difensiva, un assegno che aveva fatto irritare gli avvocati di parte civile, che lo hanno ritenuto “oltraggioso”. L’avvocato D’Angelo ricorda che era stata la stessa parte civile, in sede di conclusioni, a chiedere un risarcimento simbolico di un euro per la propria assistita. «All’inizio del processo – spiega – non hanno quantificato un eventuale risarcimento, poi ne hanno chiesto uno simbolico. Il pubblico ministero invece ha insistito per la non concessione delle attenuanti generiche, nonostante il mio assistito fosse incensurato, e dunque mi è sembrato corretto presentarmi con quell’assegno per difenderlo al meglio, secondo il codice di rito, per ottenere le attenuanti». Che peraltro non sono state concesse.
L’effetto pratico di quell’assegno, spiega ancora l’avvocato D’Angelo è che ora la parte civile non potrà più chiedere un risarcimento in sede civile: «Secondo quanto stabilito dal Codice, il danno è interamente riparato. Io ho cercato solo di difendere al meglio il mio cliente». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google