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Il sindaco di Prato: "Ciao Paolo, figlio di questa città, bandiere alla finestra per ricordarlo"

Paolo Rossi insieme al sindaco Matteo Biffoni
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Paolo Rossi insieme al sindaco Matteo Biffoni

La morte di Paolo Rossi: l'affettuoso ricordo di Biffoni, l'aneddoto raccontato dal vescovo Nerbini e il ricordo del parroco di Santa Lucia, don Rabatti. Tra le proposte del Comune, quella di intitolargli lo stadio

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PRATO. “Ciao Paolo. Patrimonio di un intero Paese, figlio di questa città. E grazie per tutte le emozioni che ci hai regalato”. E’ con queste parole che il sindaco di Prato Matteo Biffoni apre stamattina la sua pagina Facebook istituzionale per ricordare Paolo Rossi, il grande calciatore pratese morto nella nottata fra mercoledì 9 e giovedì 10, con una bella foto insieme a lui.

Nel giorno del funerale sarà proclamato lutto cittadino e la bandiera del Comune di Prato sarà a mezz'asta. Il sindaco Biffoni ha scritto alla moglie di Paolo Rossi, Federica Cappelletti, per porle personalmente le condoglianze di tutta la comunità pratese e l'assessore allo sport Luca Vannucci, legato da una amicizia personale con la famiglia Rossi, è in contatto con il fratello. Nel rispetto delle normative anticovid se sarà possibile l'amministrazione parteciperà al funerale del campione.

"Paolo Rossi - afferma il sindaco - deve essere di esempio soprattutto per i giovani perché è stato un grande campione, un uomo che insegna a rialzarsi sempre, un signore di grande educazione e solidi principi. Il suo sorriso e la sua gentilezza li porterò sempre nel cuore e la città di Prato celebrerà il suo concittadino come merita, nelle modalità che saranno condivise con la famiglia".

"Sono molte le idee che abbiamo - prosegue il sindaco - la creazione di un murales, l'intitolazione dello stadio, una mostra permanente a lui dedicata. Non posso non ricordare l'affetto e la partecipazione che la città gli dedicò solo tre anni fa quando fece tappa a Prato nel suo tour mondiale la mostra "Pablito Great Italian Emotions", un'occasione splendida di rivivere tutte le emozioni provate dai pratesi e dagli italiani nei momenti della vittoria del Mondiale, quando l’Italia intera si ritrovò unita a festeggiare. Invito per questo tutti i pratesi a ricordare Paolo Rossi mettendo sui propri balconi e alle proprie finestre una bandiera italiana, esattamente come in quella splendida estate".

Prime reazioni anche dalla diocesi, dove il vescovo Giovanni Nerbini racconta un aneddoto: “Ricordo di aver visto la finale dei mondiali ’82 in un bar a Castiglione della Pescaia insieme ad un amico, ho ancora nella mente la grande gioia per quella vittoria». Il vescovo di Prato ammette di non essere un grande appassionato di calcio, ma quel giorno di 38 anni fa se lo ricorda benissimo e quando questa mattina ha saputo della morte di Paolo Rossi è rimasto molto colpito e dispiaciuto. Nerbini è diventato vescovo di Prato nel settembre 2019 e non ha avuto modo di conoscere personalmente il calciatore pratese.

«Posso dire che mi ha sempre colpito la sua cordialità e la sua faccia sempre sorridente – dichiara Nerbini – era una persona positiva e ispirava molto simpatia, anche per quella sua parlata toscana che lo faceva essere uno di noi. Lo affido nella preghiera ed esprimo le mie sentite condoglianze alla moglie Federica».

Paolo Rossi era nativo di Santa Lucia, paese a nord di Prato. Il parroco della sua infanzia è lo stesso di oggi, don Mauro Rabatti, che lo ricorda con grande affetto. «Insieme al fratello Rossano frequentava la parrocchia, qui ha ricevuto i Sacramenti e qui è cresciuto nella squadra del Santa Lucia. Fin da ragazzino dimostrava di essere un calciatore promettente e quando passò, prima all’Ambrosiana del Soccorso e poi alla Cattolica Virtus di Firenze, si capì subito che sarebbe diventato un campione».

Il consigliere comunale della Lega Marco Curcio, membro della commissione sport, propone di intitolare a Paolo Rossi il campo del Coiano Santa Lucia. "Paolo Rossi - scrive Curcio - oltre che un grande uomo di sport che con la Nazionale e la Juventus ha vinto tutto, è stato anche un grande uomo nella vita, un esempio per tutti, rimasto sempre legato a Prato, sua città natale. Spero che il Comune e la società del Coiano Santa Lucia vogliano intitolare il campo sportivo oltre che al padre Vittorio anche al grande Paolo Rossi, sarebbe una forma di riconoscenza e un attestato di stima che merita".

 

 


 

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